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PER TONO
di
Vincenzo Tusa

IL TONO DI CAPO D'ORLANDO QUARANT'ANNI DOPO
a cura di
Manlio Gaddi
testo di Claudio Spadoni
con una nota di Giuseppe Quatriglio
ed un ricordo di Vincenzo Tusa
Francisci, Abano Terme 1998

Codice pubblicazione A S T Z: 4188

bibliografia dell'autore  

Tono vive . Per me e, penso, per tanti altri, è questa una realtà : posso dire che non passa giorno che io non "riveda" Tono, con la sua sciarpa rossa e la sua grande giacca, aggirarsi tra i templi selinuntini, di quella Selinunte "Più cara a me fra tutti gli altri luoghi"(L'ORA,19-4-1974,pag.12), "con tutto ciò che Selinunte significa per me e la mia vita di artista e d'uomo" (da una cartolina autografa a me diretta) . E anche di Mozia, l'altra nota località archeologica della Sicilia occidentale, la piccola isola dove ebbe sede la principale tra le città fenicio-puniche, il luogo che Tono visitò più volte, dove andavamo anche insieme e che, spesso, costituì il tema per le sue affascinanti creazioni artistiche. Questa manifestazione di Capo d'Orlando, città da lui tanto amata e dove spesso veniva,conferma,in maniera eloquente, la realtà cui accennavo sopra.
Ne è passato del tempo da quando Tono cominciò a fare di Selinunte e di Mozia due temi del suo magistero artistico: ebbene, quando io penso a queste due località archeologiche, e ci penso sempre costituendo esse, ancora, malgrado la mia età avanzata, argomento del mio lavoro, io vedo e penso a Tono, alle sue creazioni artistiche che, tra l'altro, ho sempre a portata del mio occhio.
Che dire poi dell'arte di Tono? Io non sono un critico d'arte, ma un archeologo da campo: come tale scrivo di Tono, anche per il gradito invito di Manlio Gaddi cui va il grande merito di far conoscere al mondo l’arte di Tono, per dire che Tono, questo nostro grande artista, ha fatto conoscere al mondo, come ho avuto occasione di dire qualche altra volta, due località archeologiche della Sicilia occidentale, Selinunte e Mozia, forse più di quanto non avessero fatto le nostre pubblicazioni scientifiche.
Nelle sue creazioni selinuntine non mancano mai le colonne: esse vengono spesso relegate ai margini della composizione per dare il posto centrale e maggiore spazio a quelle splendenti e bellissime figure che spesso emergono dal mare, il mare di Selinunte tutto questo produce una sensazione immediata e viva di umanità che non è "passata" e/o "antica", ma che è presente e non ha l'eguale . Questa sensazione ci dà Tono con la sua arte, questa straordinaria immediatezza di un fatto umano che è avvenuto tanti secoli fa ma che pur è sempre presente in noi, attraverso l’arte di quest'Uomo carissimo, sincero e coerente in tutte le sue manifestazioni, artistiche e non: di tutto questo dobbiamo essergli grati, nel ricordo della sua figura di Uomo e di Artista . Si, perché Tono non fu soltanto un grande Artista, ma anche un Uomo nel senso più vero della parola.Mi piace concludere questa mia breve nota con le parole che Carlo Levi scrisse in occasione di una mostra di opere di Tono alla Galleria del Teatro, a Parma, nel 1967:"...ti sei espresso… con una coerenza, una integrità, una unità di stile assoluta e rara: in modo che il tuo segno è veramente sempre un segno: un segno significante, e in ogni suo momento riconoscibile, e, fra tutti i possibili, assolutamente individuato . Che cosa sia questo carattere particolare e fondamentale della tua arte, è stato cercato nei lunghi e sapienti saggi dei tuoi critici. Certo, è la tua persona che vi si esprime intera, e del tutto pura, come senso, come arte, e come libertà".Grazie, grazie ancora caro Tono, per quello che la tua Umanità e la tua Arte ci hanno dato .

 

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