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SCORRIBANDA TRA LE FEMMINE ARCAICHE DI TONO |
Omaggio a Tono Zancanaro |
| bibliografia dell'autore | |
Dal nucleo crudele e satirico del Gibbo autogermina e prolifera il primo ciclo che Tono Zancanaro dedica ad una figura femminile: la mitologica Levana, in tenerezza tracimante. Tono non si è circondato di una famiglia in senso tradizionale, ha sì vissuto di impetuosi ed urgentissimi slanci amorosi.Ed è subito dichiarato che qui la donna è origine, archè, scaturigine di informe e sguardo moltiplicante. Avvento di una donna ribollente e mutogena che quadruplica e oscilla in carni tremule, e offre, di sé, la metamorfosi perpetua. Levana sembra gonfiare da un morbido sognodi Gibbo addolcito. Una sorvolante Gibba Gaetana zeppa di protuberanze amene la precede “mascellutica e sgonfiona”. Naturale passaggio dall’ossessione satirica all’eros. Sono trascorsi quasi dieci anni dall’incontro fatale con Olga, la donna realissima su cui Tono accanisce. Folle amoreche travasa in tutta la produzione dal 1935 -persino le nuvole nei disegni criptano il suo nome. Levana la contiene e trasfigura, in delirante mutare. È adesso cifrata in compostezza classica, quasi stilizzata, in segno “selinunteo”. La china a tratto ne delimita in esattezza il contorno. Sembra obbedire a una sua tutta personale fantasmagoria ellenistica, impastata di spirito mediterraneo. Stende, adagia mollemente il suo corpo di matrona, scivola nel doppio e buca con occhio nero ardente sottomessa a tracce di decorazione vascolare. Chiome corvine, volti muti ed assorti danno spazio a una sonora danza del corpo; “complicati avvolgimenti di pallide levane”, le ha apostrofate qualcuno. L’ostile e ruttifera corporale di Gibbo diventa godibile, voluttuosamente docile ed accostabile. Una grande madre che ingloba ed accoglie, Circe che prolunga e quadruplica in donzella. E Tono la saluta, esalta, omaggia, invoca iperbolico “Sara-banda levanica in tema satiriconico”. Levana è anche detta “preghiera del mattino”. Da intendereche il sorgere del sole ha fattezza muliebre. Attinge ad un eterno femminino senza inibizione Tono, e lo fa non dandosi limiti, debordando in sconfinati sortilegi di malia; si lascia avvolgere e circondare da femmine arcane, tuttoavvolgenti. Ma Levana attarda ancorain figura, stenta a decomporre per franare dopo un po’ in una geografia di curve che inseguono esovrappongono, annullando ogni decenza, e profilo. Una vera e propria goduria di mammelle a natiche ancestrali investe gli equilibri per dare spazio a quell’ideale isola delle femmine che è sazia accoglienza. SarannoEnrichea Circe Imera, Teucra poppea imperatrice. Per abitare, Dalla fine degli anni ’50, le fattezze oniriche e ninfeomorfe di Brunalba. In sottilissimi arzigogoli di china. Poetica e sognante, dal suo ampio corpo sgorgano fiori. E sono ulteriori concertazioni di ombelichi, antri-cosce, un putiferio di orifizi. Brunalba matronale, più rassicurante ancora: giace, acquatta trionfante e satura di sé. Incisa, dipinta, graffita, musivo-mosaica attraversa forme d’espressione e materiali in un continuum mutante che non conosce tregua. Apparenta, per movenza e pose alla mater tellus della latinità, ancor meglio, a tutte le deità ctonie e pre-uterine della Magna-Grecia. Levana, Brunalba, Foscarina e il rutilare delle apodionisiache si fanno sacerdotesse dell’indolenza carnale. Sagome sornione che invitano a umori surreali. Ma anche Brunalba trasmuta ed auto-germina per sociare in plurimi crogioli di femmine mediterranee. Avvolte in tessuti screziati d’oriente, racchiuse in caverne lunari, galleggiano e sospingono per esplodere in artifici che si contendono la felicità dello spazio. Ed è rinnovato spargere di mammelle fiorate, enormi cosce nubiformi, macro-glutei galattici, natiche che scompongono in cartografie nautiche. Una “gibbosità”soddisfatta, gioiosa e fagocitante. Un harem festante ed ideale. Donne che si susseguono inanellandosi e spodestandosi una con l’altra. Il caso di Luisa, la donna reale che prende il posto di Brunalba per venire spodestata da Aelle. Nei tratti della Luisa “maselinuntea”affiorano le fattezze pacificanti di quella che sarà l’ultima escogitazione di femminilità: la Leopardiana. Giovanna Dal Bon |
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