
Caro Manlio,
di
Gianpaolo Berto |
Tono Zancanaro
1906-1985
opera litografica
ricordando un cittadino onorario di Rosolina a vent'anni dalla scomparsa.
Testi di
Giancarlo Galan, Luciano Mengoli,
Manlio Tommaso Gaddi,
Gianpaolo Berto, Angelo Dragone.
Comune di Rosolina, Rosolina, 2005.
Codice
pubblicazione A S T Z: 4214
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Caro Manlio,
viviamo in tempi difficili molto più difficili di quelli degli anno ottanta, ricordi il tuo scritto su Tono?.
Caro Manlio io sogno un libro con tutte le litografie di Tono, il bellissimo dischetto monografico non è per noi vecchi accessibile e capisco che tutto cambia.
Caro Manlio per le litografie di Tono che sono forse le opere più pittoriche di questo secolo appena passato Tono dipingeva con la litografia rimanendo litografo.
Caro Manlio ricordo le prime Levane stampate a Venezia e il Satyricon di Petronio molto vicino all’incisione poi la pausa incisoria e infine con Busato a Vicenza tutto il lavoro litografico. Sconvolgente. Tono arriva veramente a reinventare la litografia, non più imprigionata nel gusto e nella linea dogmatica e purista ma finalmente tutta pittura soprattutto e purissima litografia.
Caro Manlio il carattere di Tono lo conosciamo bene, eppure ho fatto con lui alcune lito a quattro mani e una mattina incazzato con me a Vicenza col Busato che gli dava corda mi ha fatto l’esame se sapevo fare bene gli zoccoli dei cavalli, superato io l’esame di Busato-Tono, Tono mi disse in privato che lui non li avrebbe fatti così bene capisci. Ecco perché bisogna trasformare la riconoscenza in conoscenza. Comunque non erano belli ne i miei ne i suoi però funzionavano altro se funzionavano.
Scusa Manlio se non so più scrivere forse non l’ho mai saputo fare però evviva, andiamo avanti. Avrei scelto per spiegare bene l’opera litografica di Tono un testo di Carlo Levi tratto da L’orologio: è per capire che viviamo in tempi difficili soprattutto con gli addetti ai lavori e i critici specialisti di grafica e gli incisori purtroppo:
“Ci sono nei libri, nei libri migliori, e soprattutto nei quadri, che, qualunque cosa rappresentino, sono sempre mitici paesaggi dell’anima, e non possono essere privi di questi boschi intricati e senza strade, di queste paludi, di questo tedio ozioso e notturno. Ho sempre diffidato delle pitture troppo belle, dove non c’è rottura alcuna, né alcun punto vuoto, e uno stile uguale si sparge dappertutto come la nafta iridescente dei bastimenti nell’acqua cheta dei porti; e dei critici che esaltano questa compiutezza grammaticale, questa unità di stile, come il sommo, unico bene. Essi stanno, davanti ai quadri, come dei commissari di pubblica sicurezza davanti agli imputati, e dicono: «questa è arte, questo non è arte: questa è la legge, questo il delitto», e i loro occhi, dietro le lenti e le lenti delle lenti, brillano di piacere quando scoprono, come un crimine nascosto, uno di questi punti vuoti. Essi hanno trovato forse allora, senza saperlo, una delle chiavi del mondo; una chiave invisibile, che cade, inutile, dalle loro mani inerti, incapaci di adoperarla.”
Caro Manlio carissimo Manlio Tono ci manca.
GianPaolo Berto
In Roma il 14.7.2005
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