Le
pagine che seguono vogliono essere un contributo per la
conoscenza dellambiente in cui è venuta a formarsi
la personalità di Tono Zancanaro.
Dalla documentazione conservata presso lArchivio
Storico Tono Zancanaro, e dalle stesse dichiarazioni
dellartista, è noto che la spinta che portò Tono
a diventare il grafico che tutti conosciamo è stata
tardiva. Questa situazione è insolita, in quanto
comunemente gli artisti manifestano precocemente le loro
attitudini, così come è stato, ad esempio, per il
nipote Renzo, che gli diede il nome TONO, e che Tono
stesso racconta come una delle molle che lo spinse a
disegnare, a "tirar segni" per far felice un
fanciullo, ma che già da allora mostrava chiaramente una
"vocazione", quella appunto che lo ha fatto
diventare il pittore Renzo Bussotti.
Tono Zancanaro, classe 1906, comincia invece ad
indirizzarsi verso la sua strada non prima del 1929: non
a caso i primi lavori conosciuti sono datati 1931.
Prima si interessa di altro, soprattutto di sport che
pratica attivamente, sulle orme del fratello Cesare,
iniziando anche una attività professionale.
Quali sono, quindi, le molle che hanno agito su di lui,
al punto da far divenire limpiegato della Banca
Unione Commerciale, forse non modello ma certo attivo,
lartista Tono Zancanaro?
A questa domanda si vuole cercare di dare un ulteriore
contributo, dopo le indicazioni emerse dal seminario di
studio tenuto presso il Centro Culturale Polivalente del
Comune di Mirandola il 28-29 Novembre 1987, e presentato
proprio a Cesenatico nellagosto del 1988.
In particolare due sono gli aspetti importanti, e non
ancora sufficientemente approfonditi, ma che e dal citato
seminario e dal testo che segue emergono con chiarezza:
limportanza del contributo del padre Natale
Zancanaro alla formazione, ed alle scelte culturali, del
figlio minore, e lapporto decisivo, fondamentale,
che il medico Giorgio Rubinato ebbe sullo sviluppo
artistico, fino alle scelte formali e di vita del giovane
artista in formazione.
Due personaggi importanti per il giovane Tono, con il
primo ebbe un dialogo inizialmente intenso, ma destinato
a finire rapidamente per le diverse vedute politiche,
cosa che però non impedì mai al vecchio Natale di
aiutare il figlio, di cui era chiaramente orgoglioso,
credo perché lo capiva, seguendolo in tutte le piccole
fondamentali cose che permettono di organizzare una
mostra: incorniciare i quadri (a sue spese), cambiare i
vetri, controllare che tutto fosse a posto. Molto si è
detto e scritto sullimportanza del rapporto di Tono
con la madre, figura per altro "incombente" sul
figlio, ma quasi nulla sul rapporto col padre, proprio
perché la divisione politica, esasperata nel periodo
della fine della guerra, aveva allontanato i due.
È vero che Tono ha fatto decine di ritratti della madre,
nei quali per altro notevole è la rassomiglianza con il
GIBBO, e pochi del padre, e di questi pochi rari sono
quelli in cui compare il volto (di solito è visto dopo
il lavoro, con berretto ancora in capo, reclinato sul
braccio sopra la tavola, con quasi sempre per titolo
"Me popà che riposa"), ma è anche vero, e
pochi lo sanno, che Tono fece diversi disegni del padre
sul letto di morte, ma nessuno della madre.
Diverso, e complesso, il rapporto con Giorgio Rubinato,
che compare nelle note biografiche che seguono.
Il medico, dotto umanista intriso di classicità greca,
non solo, come vedremo, aiuta Tono a finire il servizio
di leva, ma lo capisce al punto tale che, nelle lettere
che gli scriverà di frequente, prevede correttamente
quella che sarà la carriera artistica del giovane
Zancanaro, destinato, sono parole di Rubinato ".. a
lasciare i colori prima pel nero, ed infine per la linea
pura, che vedo esserti più congeniale."
Giorgio Rubinato è stato forse, fra gli amici di Tono,
il più importante per la sua formazione, colui che gli
ha permesso di imboccare la strada che lo ha portato ad
essere quello che abbiamo conosciuto, ed è un peccato
che questo contributo non sia stato ancora
sufficientemente approfondito.
Padova, Giugno 1997Manlio Gaddi
NOTE
BIOGRAFICHE SU TONO MILITARE
ricavate dalla
corrispondenza conservata presso
archivio storico tono zancanaro
Antonio Zancanaro nasce a Padova
ufficialmente il 9 aprile 1906, quinto di sei figli.
Non ci sono particolari notizie sull'infanzia di Tono,
frequenta le scuole elementari, dopo una prova al
Ginnasio passa nel 1919 alla Regia Scuola Tecnica di
Avviamento Professionale.
Nel 1923 risulta iscritto alla classe 3aB di questa
scuola, e nello stesso anno inizia l'esperienza militare
di Tono, perché viene iscritto a cura della Divisione
Militare di Padova ai corsi di istruzione premilitare col
numero 114. Il primo anno di istruzione inizia il 28
ottobre 1923 e termina il 2 marzo 1924 dopo aver
partecipato a 15 esercitazioni ginnico-sportive, a 8
lezioni di tiro a segno e ad 1 campo.
Nel 1924 il fratello Cesare è militare di leva a Roma,
nell'81° Reggimento Fanteria Brigata Torino, e se la
passa bene, almeno a leggere quanto scriverà a Tono
qualche anno dopo, per incoraggiarlo, subito dopo la
partenza per il militare.
Dal 19 ottobre 1924 partecipa al 2° anno di istruzione
premilitare obbligatoria che termina il 1 marzo 1925,
dopo aver eseguito 13 esercitazioni ginnico-sportive, 6
lezioni di tiro a segno e partecipato a 2 campi,
conseguendo quindi l'idoneità finale. Non fa il 3° ed
il 4° anno di premilitare, che sono facoltativi.
Nel 1925 risulta che Tono seguì un corso di disegno
tecnico presso l'Istituto Pietro Selvatico, corso che non
riesce a finire perché chiamato alla leva, ma comunque
otterrà il diploma durante il periodo di leva.
Così la recluta Antonio Zancanaro viene assegnata alla
3a compagnia del 6° Reggimento del Genio Ferrovieri, di
stanza a Torino.
Non è nota la data esatta della partenza di Tono, ma di
sicuro non si aspetta di andare a Torino, e nelle sue
prime lettere a casa si lamenta di questa destinazione,
perciò il fratello Cesare Zancanaro che è a Roma come
giocatore di calcio della squadra dell'ALBA, gli scrive:
"Roma 23-4-26
Antonio Carissimo,
Il tuo arrivo a Torino non mi impressiona e mi spiego.
Tutti dobbiamo compiere il nostro dovere di cittadini e
di Italiani, e compierlo imitando il nostro avo.
Il povero Amedeo è stato ben
orgoglioso dare la sua vita per la Patria come
volontario, e darla quando cominciava il migliore suo
sviluppo, quando cominciava fortemente sentire cos'era
vivere in società e divertirsi con amici.
Come lui e per lui dobbiamo essere i grandi imitatori, i
volontari sotto tutti i rapporti.
Non credere che ora non valga essere buoni militari, ora
che non c'è la guerra, non lo pensare il dovere è
sempre dovere e prepararsi ora per domani significa la
mente degna del nostro nome degna di vero Italiano.
Come sai io la vita militare la trascorsi assai bene, non
presi parte a ogni istruzione a ogni marcia, ma quando
fui presente volli essere di esempio, uscivo sempre il
migliore.
Tu ben sai i cari ricordi che tengo a casa, tu ben sai
quanto ero ammirato sia da compagni che dai superiori.
Potevo far di meno di certe fatiche di marce e
risparmiare lunghi chilometri (come ad esempio l'ultimo
campo che abbiamo fatto 45 giorni di marce circa 600 Km
soli di pianura e circa 300 di montagna) io invece no,
sempre presente volevo essere per quanto il mio buon
capitano mi dicesse rimani. Prima di tutto andavo per mia
soddisfazione personale, in secondo luogo perché la mia
presenza nella compagnia è l'animo
e la forza di tutti i miei compagni, e non solo dei miei
compagni ma pure delle altre compagnie presenti.
Anch'io col mio zaino e fucile sulle spalle facevo passi
sopra passi saltando ridendo e facendo ridere. Terminata
la marcia non sentivo mai stanchezza, ma bensì il
desiderio e porgere aiuto ai compagni bisognosi, alzando
il morale.
Qui spesso trovo i miei maestri superiori d'anni e non
puoi immaginare quanto volentieri mi salutano mi fermano
e mi ricordano come il migliore dei 1800 militari che
componevano il mio glorioso reggimento 81º
Fanteria Brigata Torino.
Antonio sempre si al superiore e si perché sì deve
essere e solo così ritornerai quello che più desidero
ritorni. Se disgraziatamente qualche sottufficiale indegno
della veste che
lo copre che nasconde il suo laidissimo corpo e nera
coscienza, compatisci e fa sempre il tuo dovere che
finirai stremato e soddisfatto in modo grande.
La Patria deve essere servita non solo col pensiero ma
coi fatti, e sarà servita solo quando per essa avremo
data la vita se fa bisogna.
Nulla altro ora ti devo dire, solo che sto bene e mille
auguri per te.
Servi la Patria come ben saprai servirla, fatti
più onore di me e ne sarò ben orgoglioso
di esser fratello.
Ti bacia tuo fratello Cesare".
Copiosissima è la corrispondenza di Tono con i suoi
famigliari in primo luogo con il padre, ed attraverso lui
con la madre Colomba che è semianalfabeta, poi con la
sorella Palmira, con la sorella Ines che è già sposata
a Firenze con Gino Bussotti ed è madre di Renzo, diverse
lettere con il fratello Cesare, poche con Ottone, rare
con Maria che è la più giovane; ci sono anche diverse
lettere molto cordiali dal cognato Gino Bussotti. Si
contano, infatti, 58 lettere rimaste del solo anno 1926.
Dalla fitta corrispondenza viene fuori il ritratto di una
famiglia, quella degli Zancanaro, molto unita, tenuta
stretta dal padre Natale, gran lavoratore, dotato di
notevole ingegno, che per l'unità della famiglia, e dei
suoi beni, è pronto a tutto. E' una famiglia di un
artigiano che economicamente sta abbastanza bene,
infatti, vanno regolarmente in vacanza al mare a
Sottomarina ed in collina a Mussolente, e può mandare al
figlio con una certa regolarità delle discrete somme di
denaro (dalle 20 alle 50 lire quasi in ogni lettera).
E' il padre che con costanza, in quasi ogni missiva,
oltre ad incitare il figlio all'obbedienza e ad essere
buono con tutti, lo esorta a visitare musei e chiese, a
vedere quanto possibile. Così scrive per esempio in una
lettera non datata, ma della prima metà del 1926:
"Vivi sempre così, procura di vedere quanto
più, di più puoi non dimenticare questo compirai il
vero dovere verso di tutti quei bravi artisti e ti
troverai contento e acquisterai di più tanto esempio
tanto amore e avrai una più giusta direttiva, amerai
sempre più anche la patria."
Ed in un'altra occasione:
"Torino cara città della mia patria, osservala
figlio di più quanto puoi e comprenderai sempre più
tante cose tanto care che non le dimenticherai per tutta
la vita."
E ancora il 5 maggio 1926:
"Bella Torino e lo credo proprio Antonio di
vedere quanto di più puoi musei e chiese informati di
tutto osserva bene per ricordare sempre più tutto ciò
che di grande possiede di squisito ornamento la nostra
grande Italia."
E il 22 febbraio 1927:
"Visita quanto puoi, tutto ciò che ti può
istruire, e tanto più considererai e amerai tutti i
fattori del bello, del tempo passato, gli benedirai, e
avanti a te troverai sempre una patria più forte e più
grande, il tuo avvenire lo passerai più felice e
contento di avere contribuito a visitare ogni cosa e
questo è il più grande dovere di un cittadino.",
sarà sempre il padre a spingere Tono a "fare"
in ogni senso, almeno fino a quando i due non entreranno
in conflitto ideologico a causa della diversa visione
della vita.
A proposito di quella che è stata, per tutta la vita, la
visione del mondo di Natale Zancanaro, ecco alcune righe
a Tono soldato, scritte nel settembre 1926, quando Tono
non è ancora stato a casa in licenza:
"Carissimo Antonio,
Quanto piacere avrei di vederti vestito da soldato buon
soldato bravo e obbediente soldato.
Fallo bene questo soldato vigile figlio della patria tua,
non nasconderti mai, falle onore quella divisa a rispetto
di tutto e in special modo a quelle che furono trafitte e
lacerate a difesa della patria, e di più ancora per
quelle lacerate molto di più che staranno nel buio dei
buroni, o nel fondo dei mari, ma che non moranno mai
più, perché se saranno dimenticate dagli uomini, saran
sorette da Dio.
(Prosegue con notizie sulla salute dei congiunti,
elencandoli uno per uno, la notizia che sta per comperare
una partita di terreno, e cose varie, per poi finire: )
Guardati da tutti i pericoli, dei compagni, pochi ma
buoni, vivi con questi pensando sempre a tua mamma a tuo
padre porca l'oca.
Presto ti manderò qualche cosa da isolare le fodere.
Tuo padre Zancanaro Natale."
Il periodo di leva passa per Tono senza grosse
difficoltà, certo non è la vita di casa, ha qualche
problema intestinale ma di poco conto, più che altro ha
bisogno di oggetti che gli vengono spediti da casa. Ecco
cosa scrive la sorella Palmira in una lettera datata 5
maggio 1926, dove annuncia anche la promozione avuta al
corso di disegno ricordato all'inizio, quello che Tono
non ha potuto finire per via della chiamata alla leva:
"Carissimo Antonio
fra un'ora o due ti spedisco la cassettina. Essa contiene
una camicia, tre pezzi di sapone, dentifricio,
spazzolino, macchinetta barba e pennello, sapone
disinfettante, 5 francobolli da 60 cent., 4 paia
calzetti, una scatola di patina nera, 2 maglie, aghi
sicurezza, gemelli, copri-ginocchi, 2 paia mutande,
licenza tecnica, scarpette, calzettoni lana, 1
asciugamano.
Quando hai calzetti da rammendare e che non adoperi non
gettarli via perché la mamma li può accomodare per
bene. La chiave te la spedisco a parte e spero ti giunga
in tempo.
Ho ricevuto lettera da Antonio che mi ha detto di averti
mandato un illustrata. Desidererei sapere se t'è giunta
perché non so se gli ho mandato il giusto indirizzo.
Quei pochi soldi di cui accenna il babbo te li ho spediti
ieri e nutro la speranza che ti siano già giunti.
Tutti stanno bene e nella speranza di leggerti sempre in
ottima salute ti mando infiniti auguri con affettuosi
saluti e baci
tua sorella Palmira.
Devo aggiungere la nuova, a te ed a noi tanto cara, della
tua promozione.
Il babbo dunque ti invita a mandare una lettera di
ringraziamento al sig. Direttore per quanto ha potuto
fare per te che hai dovuto lasciare la scuola agli ultimi
giorni."
Particolarmente sollecite le lettere della sorella Ines,
mamma da poco di Renzo Bussotti, che descrive i progressi
del nipotino che Tono non ha ancora conosciuto, molto
solleciti anche i consigli del cognato Gino Bussotti, fra
gli altri al giovane militare raccomanda, il 7 maggio
1926:
" ... si diverta pure, ma tutto limitatamente.
Anche le signorine sono molto generose, ma non approfitti
troppo!!!!".
Il fratello Cesare, che è impegnato a Roma come
giocatore professionista di calcio nella squadra
dell'Alba, ma ha problemi con i dirigenti che secondo lui
lo sottovalutano, scrive spesso di sport, elogiando in
particolar modo il loro amico Callegari, famoso
marciatore, e ricorda gli sport che ha fatto Tono,
spingendolo a frequentare il campo di gioco della
Juventus, che è vicino alla caserma.
Scrive Cesare da Roma il 13 maggio 1926:
"Mi fa piacere sentire che cominci fare dello
sport. Bravo, ma ricordati che il pallone da i quattrini.
Come mi dici il campo della Juventus è a 300 m dalla tua
caserma, bella cosa avrai comodità andarci spesso e
poterti allenare. Dilo a Pastore e lui ti farà avere a
mezzo della società i permessi due volte alla settimana,
e alla domenica.
Hai capito!!!"
Tono frequenterà poi spesso questo campo per giocare a
calcio, come risulta dai permessi che sono rimasti
relativi ad uscite anticipate per motivi
ginnico-sportivi.
Tono viene continuamente informato delle cose di casa,
della compravendita di terreni, di come va l'orto che lo
interessa particolarmente. Diligentemente la sorella
Palmira lo informa, per esempio, il 24 maggio, mandando
20 lire a nome del padre, sulle inondazioni che hanno
colpito il Veneto, compresa parte di Padova; che hanno
concluso "l'affare della terra", e cercano il
modo di utilizzare il denaro avuto. Seguono saluti dalla
sorella Maria, del fratello Ottone (che a fine mese
manderà ...) e informa a nome della mamma che orti bene,
galline fanno in media 10 uova al giorno, e manda 5 lire
e 4 bolli da 60 cent, assieme ad una letterina di
Eleonora.
Quindi le cose per il geniere Antonio Zancanaro vanno
abbastanza bene, meno bene vanno i rapporti a casa, dove
Cesare è ritornato, proprio a causa di quest'ultimo.
Scrive Ottone in data 11/1226 :
"Cesare poi non è più lui.
In casa è un incubo, una larva muta se così si può
chiamare. Ora ha quasi smessi l'allenamenti. Si corica
alle sei o sette di sera, s'alza alle 8 o nove del
mattino. Parla poco, ride quasi mai. Si mette a tavolino
e scrive alla fidanzata, almeno una lettera al giorno, ed
intanto rimira la di lei fotografia. Ti ricordi com'era?
Ora sembra un automa. Ha vinto le ritrosie della
famiglia, e tu sai ch'è già tanto. Fece ed ottenne che
il papà le scrivesse. A tutti fa scrivere a lei!...
sembra una mezza pazzia. Ora vorrebbe andare a Genova. O
è stato ch'è poco, è appena tornato da Roma, e
vorrebbe ripartire. Non ti sembra da compiangere? Io non
gli dico più di uscire perché non parla, e poi niente
cinematografo, bigliardo o compagnia. E allora? Speriamo
nella Provvidenza. Tu però non richiamarlo per niente.
Oppure fallo per ciò che riguarda il suo sport.".
Cesare cerca di opporsi alla volontà paterna, e ne
riuscirà poi alla fine anche vincitore, perché il padre
non vede di buon occhio una sua relazione con una ragazza
di Genova, Clara.
Scrive infatti, fra le altre, il padre a Tono il 20-1-27:
"... Ti avevo scritto di Clara, di non scriverle
e mai più gli scriverai perché seppi e capii da essa
stessa che non è donna per Cesare.
Detta signorina vorrebbe sollecitare il matrimonio per
poi condurlo via di casa all'estero. Tu non farti capire
minimamente te ne prego, e fra poco la cosa verrà
definitivamente decisa. Io lavorerò e lotterò a tutta
prova perché non si rovini. Tu esortalo a lavorare
facendole capire il tuo pensiero che presto lavoreremo
contenti assieme e che dia ascolto sempre al mio
consiglio. La mamma nulla sa di tutto questo e quindi non
farti capire per essa.".
Tono si troverà anche in mezzo a questi problemi
famigliari, con non piccole difficoltà. Ecco cosa scrive
Cesare, il 17-1-1927, per sapere quali sono le voci che
circolano in famiglia sul suo conto:
"Antonio!
Da più giorni ossia settimane non ti scrivo. Ti prego
non pensare ch'io ti dimentichi. Mi sei sempre presente
come tutti i buoni e cari fratelli al pari tuo. Anzitutto
prima di dimenticarmi a nome di tutti i tuoi vari amici
che sempre mi chiedono scriver cari saluti. Con essi pure
Bepi il custode del campo.
Antonio qui si sta tutti bene di salute, e ciò so quanto
ti possa piacere.
Ora entrerò in un argomento un po misero e (?).
Ormai sei uomo e le cose le devi prender con calma. Sento
con immenso dispiacere che tu sei molto e male
informato delle mie condizioni morali. Però ieri sera
qui sopra il comodino che divide il mio letto a quello
d'Ottone trovai una tua lettera diretta ad Ottone. Cose
da fratelli ossia notizie di fratelli, mi permisi a
leggerla. Leggendola capii seppi cose lontane dal mio
stato morale. Anzitutto, non ho bisogno di calmarmi
perché son fin troppo cauto, ed è per questo che avrò
dei torti. Son calmo e sto zito perché amo molto i
nostri cari genitori, di conseguenza evito darle
dispiaceri. Se di me hai ancora stima, se mi consideri
ancora tuo fratello, credi alla mia parola d'onore.
Inviami coi francobolli che qui trovi inclusi una tua
risposta e la lettera che Palmira
t'ha scritto parlando di me largamente. Ti giuro che non
dirò una parola e che te la conservo finche vuoi, anche
se desideri te la rispedisco. Questo per sapere
semplicemente che dice di me. Non temere, inviamela
subito. Solo se me la invii ti considererò ancora
fratello, diversamente ti posso pensare interessato, di
conseguenza ...
Sono il Cesare di ieri, dei tempi più belli, amo e
voglio venir molto ma molto meglio. Non voglio essere
privo di poter amare chi amo
veramente anche a costo di morte o di finir miseramente
come un cane randaggio. Clara è
davvero degna di me che quanto lo sono io. Ne sarò
orgoglioso quel giorno che la sposo, perché è più di
me, e al pari di mie sorelle. Dunque attendo subito tale
lettera, per poterti spiegare tutto tutto, perché a te
lo posso spiegare. Dunque scrivimi fratello buono
presente al mio desiderio ch'io ti sono e ti sarò
fratello sincero e non volubile.
Il mio saluto il mio pensiero il mio augurio coroni ogni
tuo desiderio.
Attendo dunque ... grazie infinite Cesare
fratello tuo sinceramente fratello.
(in un bigliettino, accluso al foglio)
La lettera che mi scrivi, nella busta metterai
l'indirizzo scritto a macchina o da un tuo compagno
acciocché quelli di casa non sappiano che scrivi te.
Dunque mai capito scrivimi quanto prima.
Non impensierirti per nulla che nulla faccio.
Ancora un bacio Cesare.".
Non sappiamo come ne sia uscito Tono, però il padre gli
scriverà qualche tempo dopo questa lettera:
"Sono stato a Bologna da Clara con Cesare ed ho
combinato ogni cosa così anche questo sarà contento,
dunque se vuoi riapprendere corrispondenza fallo pure.".
Il servizio militare di Tono non è scomodo, dopo i primi
tempi in cui veniva a volte messo di ramazza è entrato
in ufficio come scritturale, ma qualche volta deve lo
stesso fare la guardia, e a Torino fa freddo, per cui
chiede altre cose per sopportare i disagi. Ecco il testo
di una delle poche lettera di Tono alla madre rimaste, in
data 9-12-1926:
"Torino 9/12/1926
Mamma cara (al fianco, a penna aggiunta la scritta:
"l'ho scritta il 9 ma è partita il 14")
approfitto di questo mio amico che viene in licenza per
mandarti qualche mia notizia, e per disturbarti anche un
po'.
Anzi tutto la mia salute è sempre ottimissima, e tu,
come stai? Io non dubito di nulla, anzi credo che tu e
tutti stiate benissimo, e perciò non v'è che da esserne
contenti, e che fili sempre così. Ed ora veniamo al co
noroto (sic).
Questo mio compagno, ritornerà al 22 di questo mese,
mentre io se ci verrò sarà per il 23, ma siccome non ho
ancora chiesto nulla al mio tenente in merito, (lo
chiederò verso il 20) non sono sicuro di venirci ed
allora approfitto di questo mio compagno che viene a casa
perché tu possa mandare un po' di roba che proprio mi è
necessaria. Quello che proprio mi occorre sono i
calzetti, e ti spiego il perché. Tu sai che io porto le
=pezze da piedi=. Ora queste le potevo portare senza
pensarci tanto col caldo, ma adesso (almeno qui a TORINO)
fa come si dice, freddo, sicché le pezze non le porto
più ma come tu sai calzetti non ce n'ho molti e se li
porto sempre faccio presto a rimanere senza. Ora io ti
chiedo se puoi mandarmene qualche paia, e possibilmente
grossi che così a montare di guardia non starei proprio
male.
Inoltre, se gli hai, potresti mandarmi un paio di guanti
di stoffa, che mi riparerebbero le mani quando tengo il
moschetto. Questo è tutto ciò che mi occorre, e che mi
farai un grande favore se me lo manderai pel mio amico
(che gentilmente mi si è offerto di venire a trovarti).
Se credi poi di mandarmi qualche, non mi farà certo
male.
Ti raccomando però di non fare un pacco troppo grande
che li sarebbe di troppo disturbo.
Ed ora, qualche notizia tua vorrei sapere.
L'orto come va? E il pollaio, e i campi (ora che l'affare
con i signori cugini è appianato) come hanno fruttato?
del raccolto dell'uva non ho saputo altro che avete fatto
i ^^sugoi^^, e del raccolto del granturco, pure non ho
saputo nulla. Fammi sapere tutto, ciò che ne avrò molto
piacere.
Salutami tanto tutti i parenti, che non sto ora qui ad
elencarti che lo faccio abbastanza tutte le volte che
scrivo a casa. E così pure per tutti indistintamente gli
amici e i conoscenti.
Particolari però ai Minoro e ai Cravani e Vianello. A
zio Marco e famigliari poi non ti dimenticherai certo. A
proposito di Giustina che ne è?
Cari baci a Aldo e di a Tullio che mi scriva pure qualche
riga almeno prima che me ne venga a casa stabile.
A te e a tutti di casa tanti cari saluti e baci tuo T O N
I N
(sulla stessa lettera, alla sorella Maria)
Cara Maria,
Certo mi perdonerai se mai mi ricordo di te quando scrivo
a casa. Ma certo sono sicuro che comprenderai se pure ce
n'è di bisogno, che quando scrivo a uno se a quello è
intestato lo scritto, non saranno certo esclusi gli
altri, ma ad ogni modo vedrai che d'ora in avanti non mi
dimenticherò di mettere anche qualche riga per te.
Io sto benissimo, come lo spero e sono sicuro di te, ma i
tuoi lavori (di casa certamente) come vanno? Lo so che
non c'è bisogno ma lo stesso ti voglio raccomandare
tanto di aiutare più che puoi la mamma che ne ha tanto
bisogno, specie ora che si è nella brutta stagione.
Anche a te ti raccomando tanto di salutarmi tanto tutti
indistintamente parenti amici e conoscenti.
A te e famigliari tutti tanti saluti e baci T U O T O N I
N".
Bella, degna di rilievo la notazione gentile che Tono ha
verso il commilitone, quando chiede di non fare il pacco
troppo grande, che potrebbe essere di disturbo. Inoltre
la lettera è scritta a macchina (vantaggi di essere
scritturale), per permettere alla madre, praticamente
analfabeta, di poter leggere qualche parola da sola.
Sono poche le licenze che il geniere Zancanaro avrà,
oltre quella natalizia solo altre due, pare per contrasti
con il furiere, intanto il padre ha costruito a Padova
un'officina meccanica di cui è molto orgoglioso, e dove
vuole Tono e Cesare a lavorare con lui, ma purtroppo per
il buon Natale questo non sarà.
Come non è preciso il giorno in cui è iniziato il
servizio di leva di Tono, così non è noto esattamente
quando finisce, sappiamo solo da una lettera scritta dal
padre il 15 maggio 1927 che:
"... fui preso da una vera commozione nel capire
da Ottone che entro il 5 o il 10 del mese venturo tu
verrai a casa.".
Ed ancora sempre il padre il 31 maggio 1927:
" Caro figlio
la partenza da costì è imminente, vieni pure Antonio
nella tua casa ove la più grande forza t'aspetta,
t'aspetta tutto ciò che il tuo sincero pensiero, il tuo
generoso cuore vede e sente.
Troverai la bottega ormai al coperto la vedrai tanto
bella benché da ultimare perché è veramente nostra e
pel nostro vero lavoro di grande operare.
La mamma ti raccomanda di portare a casa tutta la tua
roba, anche se rotta - rotta, portala sai? Tutta - tutta.".
E l'ultima lettera ricevuta dal geniere Zancanaro, sempre
dal padre, dice
"Padova 1 Giugno 1927
Carissimo Antonio,
abbiamo ricevuto con tanto piacere la tua lettera e la
tua fotografia nella quale la mamma ti trova un po'
scarno e dubita che tu non stai veramente bene, son dubbi
io spero di mamma.
Ho riscontrato scarna di bolli anche la tua lettera, ciò
dimostra che son scarse anche le tue sacoccie.
Per riparare un po' alla meglio tale tua deficienza ti
mando 25 lire e mi dispiace di non poter mandartene di
più, ma sono sicuro che tu ne rimarrai ugualmente
contento perché considererai per bene le cose.
Dunque fra due o tre giorni ci rivedremo e al giorno del
Santo andremo assieme ad assistere alla messa solenne in
quella carissima Basilica.
Ti siano brevi questi ultimi giorni, sii contento di aver
adempiuto al tuo dovere e torna a casa a continuare ad
adempierlo come lavoratore vero, e adempierai il più
grande dovere di un cittadino.
To mare te manda na brassà de basi con le agrime ai oci.
Addio Toni na strucada de sata e un baso in tel grugno
To pare e to mare Zancanaro Natale e Colomba.".
Finito il militare Tono parte per un periodo di riposo a
Mussolente, dove continua la corrispondenza col padre.
Negli anni 1928 e 1929 la vita di Tono Zancanaro si
svolge regolarmente, frequenta per qualche tempo assieme
al cugino Attilio una palestra di boxe in via Calatafimi
a Padova, gioca a calcio, come previsto dal fratello
Ottone si appassiona all'hockey, ed arriverà ad essere
poi portiere nella squadra che giungerà quarta al
campionato di divisione italiano nel 1935, col nome di
Zancanaro III, ed il fratello Cesare come allenatore.
Lavora in parte aiutando il padre nell'officina
meccanica, in parte come impiegato presso una ditta di
autotrasporti di Padova, ora scomparsa.
Particolarmente importante è per lui la frequentazione
regolare della sorella Ines, che vive a Firenze sposa a
Gino Bussotti ed ha il figlioletto Renzo (quello che
determinerà per Antonio il nome Tono) di circa 4 anni,
che per Tono sarà il punto di partenza per
lattività artistica. Racconta infatti Tono: "Il
Renzo Bussotti da come cominciò a fare i primi passi,
così cominciò col gesso a tirare i primi segni, sgorbi,
strisci ... Per aiutarlo, per incontrarlo, diciamo, mi
diedi a tirar segni pure io ... la pittura, il segno mi
facevano capire di più, meglio, il segreto più profondo
della vita e della natura. E il disegnare diventò una
ragione di vita ... nelle sue innumerevoli nature e
possibilità che via via mi veniva di scoprire, ossia di
inventare. La verità vera è questa che il nero su
bianco combaciava meglio con la mia natura di
"moralista".".
Il 6 dicembre 1929 viene assunto in prova dall'Unione
Bancaria Nazionale, con un "onorario globale in
ragione d'anno, caroviveri compreso, di L. 4.800".
Entrerà poi in pianta stabile nella banca fino al
fallimento di questa, avvenuto nel 1932, e sarà il suo
ultimo lavoro impiegatizio, poi aiuterà solo
saltuariamente il padre nell'officina meccanica.
Nel 1934 Tono risulta già in ottimi rapporti con il
medico Giorgio Rubinato, e questo lo indirizza verso
letture scelte, lo stimola a capire la Grecia, il
classicismo, lo indirizza verso il nostro meridione, e
Tono si legherà poi in maniera particolare alla Sicilia.
Nel 1936 il fratello Cesare parte volontario per
l'Africa, e scrive al fratello lettere esaltate sul
"dovere di Italiano Fascista" che
combatte "per questa campagna di civiltà".
Anche Giorgio Rubinato quellanno è chiamato al
servizio militare come sottotenente medico a Glorenza, e
scambia con Tono intensa corrispondenza.
Sono questi due dei principali fattori, oltre alla
frequentazione già iniziata con Ettore Luccini, con Rino
Pradella e con Eugenio Curiel, che portano Tono Zancanaro
ad una svolta nella sua visione politica della vita,
svolta che inizia ad incrinare i rapporti con il padre,
ed infatti diminuiscono le lettere di quest'ultimo al
figlio, che viaggia molto, per scomparire del tutto
proprio dal 1936.
Nel 1937 Tono va a Parigi, ospite di una parente materna,
e nello stesso anno nasce il primo disegno del GIBBO, che
sarà regalato ad Ettore Luccini, e la prima importante
mostra di Tono al Palazzo dell'Economia di Padova, dove
espone ben duecentocinquanta opere, con una presentazione
di Ottone Rosai. Nello stesso anno anche Rubinato viene
mandato in Africa per il servizio militare, e dalle sue
sempre numerose lettere, intensissimo è sempre lo
scambio di corrispondenza di Tono con tutti, Tono prende
nuovi motivi di interesse per la politica e per l'arte,
in particolar modo Rubinato guida Tono nella scelta delle
letture, cura che non siano disordinate come in passato,
ma sviluppate secondo un filo logico. Rubinato inoltre
spinge Tono a continuare sulla strada del bianco e nero a
discapito del colore. Scrive fra l'altro Rubinato da
Ghinil , dove è ufficiale medico, il 9 Agosto 1937:
"Le tue prime decisive affermazioni sono state
col bianco/e/nero: mi pare anche che in alcune nature
morte (es. quella che acquistai io) ci siano già
espresse qualità inconfondibili riguardo al colore.".
Il 1938 è per Tono un anno importante, continua ad
essere indirizzato nelle scelte artistiche e letterarie
dalle lettere che Rubinato scrive in continuazione
dall'Africa (l'ultima è del 5 Agosto 1938), e
soprattutto con Eugenio Curiel compie durante la
primavera il suo primo viaggio in Sicilia, in occasione
dei Littoriali di Palermo, e rimane influenzato in
maniera permanente dalla "... prima incredibile
sensazione destata dal viaggio in treno da Messina a
Palermo. Compresi in quelle poche ore il segreto di luce,
di mare, di terra, in quel mescolarsi aspro e forte degli
elementi...". La partecipazione ai Littoriali
serve a Tono per avvicinarsi ancor di più al Partito
Comunista, osserva Eugenio Curiel al lavoro come
attivista politico durante i Littoriali, "... Per
la prima volta capii cosa voleva dire fare guerra al
fascismo senza maschera ...".
Nel luglio del 1938 Eugenio Curiel sarà arrestato ed
inviato al confino a Ventotene, ma ormai la maturazione
politica di Tono è avviata a compimento, e con essa la
rottura definitiva con il padre.
Tono si muove incessantemente, lavorando mentre viaggia
in IIIa classe per risparmiare o nelle sale di attesa fra
un treno e l'altro, spinto da una necessità di vedere
direttamente, di toccare con mano, di partecipare in
qualche modo anche agli avvenimenti artistici del
passato. Il "vedere" un'opera d'arte per Tono
non sarà mai solo guardare o studiare, o anche capire,
sarà soprattutto partecipazione attiva con l'esecutore.
Tono è architetto fenicio quando è visitatore di Mozia,
parla con Giotto nella cappella degli Scrovegni di
Padova, è alluvionato nel Polesine durante l'inverno
51-52.
Durante le soste a Padova, dove ritornerà continuamente
legatissimo alla famiglia ed alla città, si incontra
sempre con un ristretto gruppo di amici, che si
scioglierà solo con la morte dell'ultimo componente,
Antonio Fasan, avvenuta nel 1985 pochi mesi dopo la
scomparsa di Tono. Proprio la casa di Fasan è la sede
principale di questi incontri, che vedono fra gli altri
Ettore Luccini, Rino Pradella, Nino Lorenzoni, Juti
Ravenna, i fratelli Attilio e Guido Deschi, Alfredo
Bordin, Giorgio Rubinato, Attilio Canilli, Libero
Marzetto, Leone Traverso, Giulio Alessi, Giorgio
Perissinotto.
E' in questo clima che Tono, nei primi mesi del 1939,
pare ai primi di aprile, riceve la lettera di richiamo
alle armi, comune a molti in quell'anno. Si può quindi
facilmente intuire, come si capisce dal tono delle
lettere ricevute, quale fosse l'umore del geniere Antonio
Zancanaro, questa volta mandato a Castelmaggiore
(Bologna), presso la 4a Compagnia del Reggimento Genio
Ferrovieri.
Ancora una volta si nota l'assenza totale di lettere da
parte della famiglia, nemmeno una cartolina dal padre
(che pure continua ad interessarsi attivamente di quanto
fa il figlio, ed in particolare del suo operare
artistico, aiutandolo concretamente sia con denaro, sia
facendo quei lavori, come preparare le cornici o cambiare
i vetri rotti, che il figlio non può fare) o dai
fratelli, e l'abbondanza di corrispondenza con Giorgio
Rubinato, che si interessa sia di distrarlo, sia di
cercare vie di uscita dalla situazione in cui Tono si
trova. Inoltre Rubinato continua a spronarlo sulla strada
intrapresa di pittore.
Scrive ad esempio il 23 aprile 1939:
" caro Tono, rispondo alla tua lettera di ieri, e
mi dispiace notare l'assenza di notizie riguardo
all'ospedale: ora è inutile dire che hai fatto male a
partire, e speriamo piuttosto in una prossima buona
notizia. Domani dovrò andare a Milano per ritirare un
piccolo legato lasciatomi da mio zio, ma per martedì
sera sarò di nuovo a Padova. Interesso intanto qualcuno
per la ricerca di polveri antiacido ed in qualsiasi modo
provvederò. Ho deciso di stare a Firenze dal primo al
sei maggio per i primi spettacoli che mi interessano;
all'andata o al ritorno vorrei passare a farti una
visita: sarà bene dunque che tu mi scriva ore e
possibilità di trovarsi. A Milano cercherò di vedere
qualcuno di Corrente, nonché Traverso, e ti riferirò se
vi sarà qualcosa d'interessante. Per la mostra i vetri
sono già stati cambiati da tuo padre, quindi niente
"lasciato al libero arbitrio della società"!
Non so d'averti scritto che a casa mia ci sono i tuoi
disegni ritornati da Vicenza; ne ho scelto uno piccolo,
di mio gusto e l'ho incorniciato; inoltre da casa tua ho
portato via quella strada di Pistoia, oltre al
ferroviere. Curiosando tra le tue carte, ho notato i
disegni della montagna (Bassano etc.) che in genere mi
sono molto piaciuti, e alcuni mi sono riusciti nuovi;
osservato anche gli interessanti schizzi di cavalli e
visto, credo per la prima volta, un lungosenna con una
figura coricata, che mi ha attratto per certe tonalità
verde-rosa piuttosto acide e crudeli. Buonissimi i tre
schizzi che possiede Fasan, uno dei quali glielo avrei
portato via volentieri. Sono pure interessanti quei tre
di Arrigo. Ancora nessuna notizia dei lavori della
commissione. Hai tu idea, in Firenze, di un alloggio che
fosse adatto per me? Sono certo di non contristarti con
queste domande, nella tua presente situazione, pensando a
quello che avveniva in me quando ero in Africa.
Spero per giovedì di avere una tua risposta, intanto ti
saluto tuo aff. Giorgio
N.B. Forse a Firenze riprenderò con qualche prosa.".
In caserma Tono non si trova più bene come quando era di
leva, è cambiato, sente il bisogno di libertà, gli
mancano anche le esortazioni paterne all'obbedienza, per
cui è sempre teso in cerca di una qualunque via d'uscita
dalla sua situazione, ed il ricorso all'amico Rubinato,
che è medico, è continuo nel chiedere suggerimenti,
inoltre soffre veramente di disturbi allo stomaco, per
cui Rubinato gli invia medicine.
Il 4 maggio finalmente Rubinato passa a Castelmaggiore
per salutare l'amico, ed il giorno 7 nuovamente gli
scrive in risposta ad una lettera. Altra lettera l'11
maggio, con lunga descrizione di un film visto al cinema
"Casalini", e cioè "Tempi moderni"
di Charlot. Rubinato non tralascia occasione per
informare, indirizzare, discutere con Tono di qualsiasi
argomento, segue anche attivamente la famiglia di Tono,
si occupa della salute della madre, ma anche di quella
del nipotino Silvano che ha lasciato a Firenze ammalato.
Si occupa in particolare del lavoro di Tono, scrive così
in una lettera data 21 maggio 1939: " ... Ora
voglio provare a parlarti della tua pittura nel momento
particolare che sta attraversando: la nostra, così
sfortunata per te, è meglio considerarla come già
chiusa. Da una parte il tecnicismo del tuo disegno si sta
volgendo, almeno per certi aspetti, verso forme autonome,
sia verso il disegno puro, sia verso l'acquaforte; e
d'altra parte il colore è stato tentato da te come
rinforzo del chiaroscuro (serie dei ferrovieri etc.) ed
anche a pieno impiego, come in santa Giustina. Le
sovrapposizioni di colore, alle quali mi hai fatto
assistere a proposito di un quadro, sono indice delle
difficoltà che incontravi (posso dire di aver visto in
tre giorni, tre diversi quadri sovrapporsi sulla stessa
tela) e che ti hanno portato ad un risultato piuttosto
freddo. Tutto questo complesso di fatti è indice di una
crisi del tecnicismo, crisi che contiene in sé una
tendenza e un anticipo di sviluppi. Per quanto d'inutile
possano avere queste parole, io credo che qualche volta
ci si possa raccapezzare rifacendosi agli schemi più
ingenui: perciò io penso che la tua lunga abitudine a
risolvere la visione totalmente in chiaroscuro sia causa
della presente ostilità del colore; non solo, ma anche
del fatto che ancora non ti sei concesso di risolvere in
disegno puro certi movimenti che si stavano appunto
delineando come arabesco. Io ora vedo questo conflitto
immaginario attraverso le note che trascrivi
incessantemente nel tuo taccuino e penso che d'altro
ordine sono le difficoltà che non mi hanno concesso
finora di attuare quel nostro proposito per Padova. Tanto
è vero che ne è uscito invece quello sprazzo di lirica
che si disimpegna dagli oggetti, e in questi giorni
qualche nota, forse, dell'Africa. Questi travagli sono
certo il riflesso di avventure più interne e demoniache,
per le quali il ragionamento si rifarebbe in ben altro
piano e potrebbe essere consegnato risolto soltanto dalla
creazione stessa. Sarò molto contento se mi darai
qualche lume in proposito. Arrivederci aff. Giorgio.".
Ma Rubinato si da attivamente da fare per risolvere la
situazione militare di Tono, ed infatti nella lettera ora
citata, all'inizio, scrive:
" ... da ultimo per confermarti che ho preso
accordi con Roberto per quello che dovrai fare al tuo
ritorno, e cioè dovrai "avere" improvvisamente
un'ematemesi (vulgo: sbocco di sangue) e forti crampi
allo stomaco; allora lui telefonerà al capitano la cosa
e quindi il tuo accoglimento in ospedale dipenderà dalla
risposta del detto capitano: i raggi seguiranno di
conseguenza. Roberto dice di non essere del tutto sicuro
di come prenderà la cosa il capitano: ma in ogni caso
conviene provare nel modo suddetto.".
Per fortuna di Tono le cose andarono come previsto,
appena giunto in licenza a Padova ebbe l'ematemesi ed i
crampi previsti, e dopo un breve ricovero nell'ospedale
militare, di cui rimane anche uno schizzo, ottenne una
licenza di 90 giorni per colite spastica e appendicite
cronica.
Non fece più ritorno in caserma.
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