Glossario

a cura di Manlio Gaddi

Biografia
Bibliografia

Glossario
Cicli e tecniche
Esposizione
Mostre in corso

Registrazione
Informazioni
Autentiche

Questo glossario è una elaborazione di quello presentato nel catalogo, curato dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Padova, ed ha lo scopo principale di dare una prima indicazione relativa al significato delle scritte, ai personaggi, ai temi ed ai luoghi dell'universo zancanariano.
L'elaborazione del glossario è tuttora in corso, e sarà completata entro il 1998.
La sigla (v) rimanda a voci specifiche, i collegamenti ipertestuali rimandano a immagini relative al soggetto trattato.

76 sigla scaramantica che compare, a partire dal 1933, davanti a quasi tutte le firme che Tono pone nei suoi lavori. La sigla vale per 7 Giugno, quando, appunto nel 1933, Tono conosce Olga Volena (v), e se ne innamora: sarà utilizzata fino alla comparsa del ciclo della Levana (v). La spiegazione della sigla è anche presente in un disegno di Tono conservato presso L’Archivio Storico Tono Zancanaro al numero ASTZ/6516, dove fra le lapidi spezzate presenti in un vecchio cimitero ve n’è una, rovesciata, dove si legge: TONO MORTO AL MANICOMIO IL 7 GIUGNO 1933 / RISOTTERRATO IL 7-6-40 / PADOVA 3-6-40.

abiti civili vuole indicare senza abiti, La frase si riferisce al fatto, storico, per cui nel referendum (v) del 1946 andarono a votare anche le suore (v) di clausura, ed il Vaticano diede una specifica dispensa non solo per poter uscire per andare a votare, ma anche perché non si recassero al voto con l’abito religioso. La volontà desacralizzante di Tono riduce al minimo l’abito, anche per favorire le modalità del "voto obbligatorio" (v) debitamente "insusterrato" (v) o "ingemellonato" (v).

Aelle figlia carnale di Levana (v), è raffigurata come Venere uscente dalle acque, con il magnifico corpo giovane visto obliquamente, in maniera tale che siano contemporaneamente visibili sedere, pube e seno svettante verso l’alto, a volte in una lunga sequenza, più raramente in gruppo o con altre figure. Ma la caratteristica principale è che le figure di Aelle sono sempre senza testa, o meglio i capelli nascono direttamente dal collo, in quanto la vera Aelle era solo uno stupendo corpo, e nient’altro. Nell’illustrazione Tono con la vera Aelle ad una mostra agli inizi degli anni ’70.
Per la parte iconografica si veda la parte della mostra visrtuale dedicata al Ciclo di Aelle

Alberobello una delle tante mete del peregrinare di Tono, interpretato nei caratteristici trulli; v. Paesaggio

Alluvione in Polesine vedi Polesine

Angel vedi Angelo

Angelo lottatore di circo visto da Tono per la prima volta a Bolzano, probabilmente nei primi anni ’30: di corporatura massiccia, senza collo, la testa a forma triangolare attaccata direttamente al tronco con radi capelli. È dal ricordo di questo personaggio che nascerà nel 1937 il primo ritratto del Gibbo (v), dedicato al filosofo Ettore Luccini (v).

Apodionisiaca nata dalla fusione di Apollo (Dio greco della luce, della poesia, delle arti, sinonimo di perfetta bellezza) e Dionisio (Dio del vino, dei culti orgiastici e misterici), è collegata al ciclo dei disegni sulle Foscariane (v), ad indicare la loro bellezza ed il loro mistero, che Tono fa nascere dall’eleganza bizantina del tratteggio in questi lavori.

ausiliarie vedi Gibbo

Autotono serie di autoritratti, sviluppantesi lungo tutta la vita del Maestro, che mostrano come nel tempo sia variata sia la fisionomia sia l’interpretazione della persona, passando da una raffigurazione più propriamente pittorica ad una lettura introspettiva.

Bagonghi, nano personaggio del circo (v), visto per la prima volta a Bolzano nel 1936 mentre lavorava con l’Angelo (v), e che rimase impresso nella sua fantasia al punto di farne oggetto di una lunga serie di lavori, sia dipinti sia in ceramica. Il nano Bagonghi compare anche in vari fogli sia del ciclo del Gibbo (v) che dei Demopretoni (v), dove a volte impersona se stesso, altre volte è simbolo di Vittorio Emanule III (v).

Baracca, via è la via dove risiedeva, all’ora n.4 (oggi n.2), la famiglia Zancanaro, e dove al piano terra il padre Natale (v) aveva la prima officina di meccanico agricolo, come si vede dal foglio che ci è stato lasciato della vecchia casa, prima della ristrutturazione effettuata alla fine degli anni ’50. Vedi anche la voce Padova. Tono abitò in via Baracca per tutta la vita, lavorando in quella che era la cucina, e ricevendo gli ospiti, offrendo loro un bicchiere di vino, nel vecchio spazzacucina.

Barbassolo frazione di Roncoferraro (v), altro luogo frequentato da Tono durante il periodo del realismo (v) quando studiava il mondo del lavoro, e delle mondine (v) in particolare. Di questa zona esistono molti ritratti di bambini.

Barbieri, Gino autore delle xilografie presenti nell’edizione del Satyricon (v) di Petronio Arbitro (v) usata da Tono.

Bassano del Grappa vedi Disegni politici

Bellosguardo località montana nei pressi di Firenze, dove Tono si recava a volte in compagnia della sorella Ines, con il cognato Gino Bussotti ed i nipotini Renzo e Silvano. v. Paesaggio

Benemerita vedi Carabinieri

Berto, Gian Paolo (1940) allievo di Tono, pittore, docente di tecnica dell’incisione all’Accademia di Belle Arti di Roma. Fra i due si era formata fin dalla seconda metà degli anni ’50 una profonda amicizia, in occasione di una lunga malattia del giovane Berto: per oltre 100 giorni di degenza ospedaliera Tono fece quotidianamente una visita. Anche in seguito, quando Berto si trasferisce a Roma (v) con la famiglia, in occasione delle frequenti visite di Tono in questa città la frequentazione è assidua, ed è facile incontrare i due personaggi a Piazza Navona (v) che discutono d’arte, politica, attualità; se non s’incontrano l’appuntamento telefonico è a volte pluriquotidiano.

Bloccarda, madama vedi Democrazia Cristiana

Brunalba terzo grande amore di Tono, dopo Olga Volena (v) e Levana (v), Tono conosce Brunalba a Cesenatico (v), dove a Punta Nord il marito gestisce un piccolo ristorante, e con lei ebbe una fitta corrispondenza. Brunalba è giovane donna rigogliosa, e Tono la coglie nei suoi fogli in questo modo, nel pieno della vita. Brunalba è quasi sempre seduta o sdraiata, con i peli del pube rigogliosi come un giardino, con foglie di Loto (v) e fichi d’India, spesso è in compagnia di un giovane che la guarda da lontano, o la stringe da dietro; a volte quel giovane è una proiezione di Tono stesso, un Autotono (V).

Bussotti, Renzo (Firenze 1925) figlio di Gino Bussotti e di Ines Zancanaro, fratello di Sylvano (v), pittore, fu partigiano con il nome di battaglia "Stanco", fin da piccolo attratto dalle forme e dai colori: fu per divertire il nipotino che Tono iniziò a tirare i primi segni, e fu Renzo che "diede" allo zio il nome Tono (vedi Tono Zancanaro biobibliografia a cura di Giorgio Segato; Nuovi Sentieri, Belluno, 1987), ed allo zio rimase legato fino alla fine.

Bussotti, Sylvano (Firenze 1931) figlio di Gino Bussotti e di Ines Zancanaro, fratello di Renzo (v) musicista e musicologo, ha collaborato spesso con lo zio Tono nella messe in scena di varie opere (Cecchina la buona figliola di Piccinni; I due Foscari di G. Verdi; la Boheme di G.  Puccini; la Fiera di Sorocinski di Mussorgskij; L’incoronazione di Poppea di C. Monteverdi; I pagliacci di R. Leoncavallo; La cavalleria rusticana di P. Mascagni, solo per ricordarne alcuni), e gli ha dedicato, in occasione dei settant’anni, un divertimento dal titolo AUTOTONO (vedi a Quattro mani)

cagodillo vedi Franco, Francisco

Campo di Solagna v. paesaggio

Capo d’Orlando paese in provincia di Messina, dove si teneva un concorso nazionale di pittura dal titolo "Vita e Paesaggio di Capo d’Orlando". Tono si innamora del paese, e particolarmente della frazione di San Gregorio dove si ferma all’Hotel LA TARTARUGA della famiglia Damiano, che ricordò sempre con profondo affetto, ed a Capo d’Orlando nasce il ciclo dei Carusi, ragazzi in siciliano: sono decine di fogli con Pippo Dolcetta, Sarino, Pippo Letizia, Bella Rosalba, Carmelo Costantino, Pippo di Nardo, e tanti altri carusi, ma particolarmente con Cono Nuzzo, incarnante quanto più si avvicinava all’androgino, modello di bellezza per Tono. Nel 1982 il paese gli dedica una importante mostra antologica, con un testo di Lucio Barbera, fonda un museo dove vengono messi decine di ritratti di carusi, e gli conferisce la cittadinanza onoraria per mano del sindaco, l’amico Carmelo Giuseppe Antilllo.

Carabinieri In molti fogli del ciclo del Gibbo (v) è chiaro il riferimento all’Arma dei Regi Carabinieri, qui visti come difensori dell’ordine, ma come sola apparenza: infatti la parte importante sono i baffi. I carabinieri sono anche ripresi in diversi altri fogli, ovviamente sempre in chiave satirica, come ad esempio quando si richiama la difesa della "Lanterna" cioè del caratteristico pennacchio. I carabinieri appaiono anche in altri lavori di Tono, dal ciclo di disegni dedicato alla vita dei soldati in caserma, alle sculture in terracotta e bronzo dedicata a Cesenatico, dove negli anni ’60 in uniforme sotto il sole cocente controllavano la quantità di epidermidee sposta al sole, e quindi agli sguardi, centimetro alla mano.

Carusi v. Capo d’Orlando

Case diroccate sono le case sventrate dalla "ricostruzione" di Padova durante il fascismo, per fare spazio alle esigenze del regime, fra le altre Tono piangeva la scomparsa della casa di Raffaello per far posto alla Piazza Spalato, ora Piazza Insurrezione. Sulle pareti delle case sventrate sono presenti i segni delle persone che ci abitarono, sia nella forma dei mobili lasciata sulle pareti, o dei quadri appesi ancora con i volti degli antenati, ma soprattutto conla presenza dei "fantasmi" di chi le abitava, presenti nei muri, sui pavimenti e nel cielo sotto forma di nuvole "umanizzate". v. Paesaggio

Ceramica la versatilità tecnica di Tono è cosa nota. Caso raro fra gli artisti, nel tempo ha saputo rinnovarsi continuamente, attraverso i vari cicli che hanno contraddistinto la sua attività e che sono caratterizzati da modifiche formali rimarchevoli, ed attraverso le tecniche usate, che giungono anche alle cosiddette "arti applicate", considerate a torto "minori". Attraverso questo percorso Tono agli inizi degli anni ’50 inizia a fare ceramica, è la necessità di toccare "con mano" il materiale, di "fare "che gli deriva dal lavoro di meccanico agricolo fatto con il padre Natale Zancanaro (v), che lo parta verso la fornace Boaretto di Padova prima, dove lavora su materiale già preparato, disegna vasi e piatti, per farsi costruire dopo poco tempo un suo forno personale in quella che era la vecchia officina del padre in Via Baracca 1, per realizzare da solo le forme che gli interessano, passando così anche alla realizzazione di sculture in terracotta. Crea oggetti di uso quotidiano, come tazzine da caffè o barattoli per lo zucchero e contenitori per il burro, che la madre (v) userà nella vita di tutti i giorni, ma soprattutto porta sul materiale la sua fantasia, il suo amore per i personaggi del circo per i giovani. La parte più importante della sua produzione è quella dove il riferimento, certo su indicazione dell’amico Giorgio Rubinato (v), è alla Magna Grecia, a quella classicità che è sempre stato il punto finale della ricerca estetica di Tono. Sul lavoro di Tono come ceramista nel 1996 è stata realizzata una esposizione presso il Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza, con una monografia curata dal direttore Gian Carlo Bojani: Tono Zancanaro ceramiche; Bora, Bologna, 1996.
Una selezione dei lavori può essere visitata presso la nostra mostra virtuale dedicata alle terracotte e ceramiche di Tono.

Cesenatico comune in provincia di Forlì, frequentato da Tono dagli anni ’60. A Cesenatico Tono realizza un grande murales con i temi del Neo Gibbo (v) e della Brunalba (v), oggi parzialmente rovinato da un incendio. Frequenta a lungo la spiaggia, dove nascono le immagine di Valka-Rosamunda-Sigfrido, ed una lunga serie di sculture ironiche, come "Ferragosto a Cesenatico" , dove fra natiche e seni esposti spuntano i pennacchi dei carabinieri (v). Nel 1997 il comune di Cesenatico, per ricordare la presenza di Tono in quei posti, ha organizzato una mostra retrospettiva per ricostruire le fasi della permanenza di Tono, dalla frequentazione del Gambero Rosso a quella di Dario Fò, alla nascita della Brunalba, ai disegni fatti nella cartoleria dei fratelli Zavatta.

Cina Tono visita la Cina nel 1956, come membro di una delegazione di artisti italiani (ne facevano parte anche Agenore Fabbri, Antonietta Raphael Mafai, Aligi Sassu, Ampelio Tettamanti, Giulio Turcato). Per Tono il viaggio rappresenta un’esperienza intensa. La visita di Pechino (in particolare il Tempio della Pace Celeste), di Sciangai , di Mukden industriale, l’enormità della Grande Muraglia, ma sicuramente di più la visione dell’antica capitale imperiale Hang Ciu con il suo lago con le foglie di Loto ed il Tempio dei 500 Budda della corsa del tigre la visione degli spettacoli di danza e forza al Circo ed al teatro nazionale di Pechino, ed ancora soprattutto la gente, il popolo cinese con i suoi pionieri le cinesine, i vecchi, hanno lasciato in Tono un segno indelebile, un’impronta stilistica che da allora sarà presente nel suo lavoro. L’esperienza cinese è stata approfondita da Nicola Miceli nel volume Tono|Cina, Nuovi Sentieri Editore, Belluno, 1987.

Circe ciclo di disegni dedicato alla celebre maga, contemporaneo alla serie di Brunalba. Queste opere sono caratterizzate principalmente dalla figura della maga rappresentata distesa e con un grande sedere disegnato con un’unica linea. Altre immagini rilevanti di questa figura femminile sono il taglio obliquo degli occhi, ammalianti come si conviene ad una maga, ed il sorriso enigmatico. È spesso circondata da foglie di Loto (v).

Circo per Tono è sempre stato un luogo di sogni, era affascinato dai giocolieri, giocatori, funamboli, pagliacci. Al circo che vede il personaggio che gli farà nascere l’idea del Gibbo (v): l’Angelo (v); è nel circo che vede il nano Bagonghi, che popolerà molti dei suoi lavori, anche in ceramica , e che farà nascere, per somiglianza nella statura, l’idea del nanerottolo che impersona il re Vittorio Emanuele III (v) detto "sciaboletta" nel ciclo del Gibbo. Infine al Circo Nazionale di Pechino vede gli equilibristi e gli acrobati che tanta parte hanno avuto nel ciclo dei disegni sulla Cina (v): in particolare lo colpivano le abilità manuali dei lanciatori di coltelli, e gli spettacoli di forza e abilità da parte degli artisti.

Col Senai località nei pressi di Bassano del Grappa, vicino a Mussolente (v), dove la famiglia di Tono si recava per le ferie estive, e durante la guerra come sfollati. v. Paesaggio.

Comacchio comune in provincia di Ferrara, dove Tono si reca di frequente alla fine degli anni ’50, attratto sia dalla città sia dai suoi abitanti. Scrive infatti Tono nella presentazione di un piccolo catalogo "Paesaggi e volti di Comacchio" per una mostra presso la galleria IL BULINO di Ferrara: "Devo aggiungere infine, a mo’ di giusta conclusione, che questa mia Comacchio fatta di paesaggi e, soprattutto, dei volti dei suoi carusi, è piuttosto un tentativo, un abbozzo sommario di ritratto, di una città che la mia coscienza di uomo-artista mi ha irresistibilmente sospinto a trasferire sulla carta". I disegni del ciclo di Comacchio, con i suoi ragazzi, sono uno dei momenti felici del realismo (v) di Tono.

Costumi vedi opere liriche

Croce, Benedetto (1866 – 1952) filosofo, idealista, storico, critico, tenace avversario del fascismo ma liberale: per questo motivo, e per la posizione del Partito Liberale (v) durante il referendum (v) del 1946 Tono lo attacca a volte ferocemente nel ciclo di disegni di "Demopretoni" (v) con l’appellativo di "Don Benedetto Libertà".

cuore vedi voto obbligatorio

D’Annunzio, Gabriele (1863 – 1938) pseudonimo di Gabriele Rapagnetta, poeta, romanziere, uomo politico, da Tono posto fra i personaggi del Gibbo (v) per il suo appoggio al fascismo, con il nomignolo di Orbo Veggente.

De Chirico, Giorgio (1888 – 1978) pittore, uno dei più notevoli rappresentanti della pittura metafisica, passato succesivamente ad altre esperienze fino ad una forma di romantico classicismo. Nonostante la considerazione che Tono aveva sia di De Chirico che del fratello Alberto Savinio, Tono nel Gibbo lo attacca per le sue posizioni politiche, chiamandolo "Giorgio Mostrada", o, quando assieme al fratello, "I Presocratici". v. Gibbo

De Gasperi, Alcide (1881 – 1954) Uomo politico trentino, fu fra l’altro segretario della Democrazia Cristiana (v) dal Luglio 1944 al Luglio 1946, e nello stesso periodo anche Presidente del Consiglio dei Ministri, per tale motivo nei disegni del ciclo dei Demopretoni (v) viene indicato come il "Pio Presidente" o, essendo notoriamente molto religioso anche il "Pio Pio Presidente" o solo "Pio" o "Pio Pio". Fu Presidente del Consiglio durante il referendum (v) del 1946, con posizione politicamente non delineata, e per questo motivo Tono lo attacca, in quanto segretario di "Madama Bloccarda" La figura di De Gasperi viene ricordata da Tono anche in altri disegni a sfondo politico, come nel caso del Neo Gibbo (v) o di disegni di ambientazione siciliana, dove alcune caratteristiche fisiche di De Gasperi sono riprese in certi personaggi, comr ad esempio nei pretini di un corteo, o in alcuni dei disegni del ciclo dedicato a Villa Palagonia (v). Comunque la presenza maggiore rimane fra i Demopretoni (v).

Demì Crì Crì vedi Democrazia Cristiana

Demì Crì Democrazia Cristiana

Democrazia Cristiana nel ciclo dei Demopretoni (v) questo partito politico è uno dei principali bersagli, insieme al Re Vittorio Emanule III (v) con il Principe Umberto (v) ed il Vaticano attraverso la figura di Papa Pio XII (v) e del cardinale Ildefonso Schuster (v). Esiste anche un disegno specifico della D. C. vista come una vecchia dal seno cadente con una tiara in testa, che viene sodomizzata. La Democrazia Cristiana viene indicata con vari nomi, alcuni dei quali onomatopeici come "Demì Crì" o anche "Demì Crì Crì" oppure "Remo Crì Crì"; per le posizioni prese relativamente al referendum (v) del 1946 viene anche chiamata "Madama Bloccarda", e per il rapporto con Roma, in particolare la nobiltà nera, diviene "Sora Zì Gnazia" o "Ignazia". Siccome nei disegni la D.C. viene spesso indicata con una fanciulla, la "Gibboncina" (v) spesso sodomizzata o "voronofficata" (v) o "insusterrata" (v) o "ingemellonata" (v), la denominazione "Movimento Democristiano" diviene il "Movimento Remo Cristi Ano". Anche personaggi famosi della D.C. sono presenti nei disegni, in particolare ricordiamo Alcide De Gasperi (v), l’onorevole Attilio Piccioni (v), l’onorevole Aristide Gunnella (v), padre Agostino Gemelli (v).

Demopretoni Ciclo di disegni, eseguiti tra il ’45 ed il ’46, subito dopo il ciclo dedicato al Gibbo (v), e avente come riferimento principale il referendum (v) del 2 Giugno 1946. Nei vari fogli, stilisticamente paragonabili al Gibbo, sono trattati in chiave satirica e dissacrante molti personaggi politici dell’epoca, in particolare l’accanimento è contro la Democrazia Cristiana (v), Alcide De Gasperi (v), il Papa Pio XII (v), il cardinale Ildefonso Schuster (v), il filosofo Benedetto Croce (v), l’onorevole Attilio Piccioni (v), l’onorevole Aristide Gunnella (v), padre Agostino Gemelli (v), il Caudillo Francisco Franco (v), e particolarmente contro il Re Vittorio Emanule III (v) e suo figlio il Principe Umberto (v), il primo visto come un nanerottolo ed il secondo con una faccia di culo. Altro obbiettivo sono state le suore (v) che il Vaticano costrinse ad andare al "voto obbligatorio" (v) con "abiti civili" (v). Molti personaggi, in particolare le Gibboncine (v), usano "scarpe ortopediche" (v). Ma contro molti altri vengono lanciati gli strali di Tono, ricordiamo qui i Reali Carabinieri (v), il Partito Liberale Italiano (v), ed il padovano Prof. Lucatello (v). Per maggiori informazioni sul ciclo dei Demopretoni: Micilei, Nicola: DEMOPRETONI di Tono Zancanaro; Bandecchi e Vivaldi, Pontedera, 1992.
Cliccare qui per visitare la mostra virtuale dedicata ai DEMOPRETONI.

Disegni erotici l’erotismo, come forza e stimolo vitale, è sempre presente nei lavori di Tono, a volte in forma poetica come nel caso della Levana (v), a volte in forma satirica come nel caso dei cicli dedicati al Gibbo (v) od ai Demopretoni (v), spesso in forma volutamente provocatoria come nel caso delle illustrazioni del Satyricon (v) o di altri lavori che, per la loro chiarezza, hanno sempre circolato con una certa difficoltà. È da notare che anche nel caso dei lavori più espliciti, Tono non è mai pornografico, ma surreale, onirico, ed il sesso è vissuto con gioia e divertimento sia nei rapporti eterosessuali che omosessuali, aventi per Tono una valenza prevalentemente classica. Vedere come esempio l'illustrazione (ASTZ/2790) sono da notare i "quadri" che fanno da sfondo, i cuscini "vaginali", ed il disegno del copriletto formato da infiniti sederi.
Cliccare qui per visitare la mostra virtuale dedicata ai DISEGNI EROTICI

Disegni politici dopo essere stato inizialmente fascista, come il padre Natale ed il fratello Cesare, la frequentazione degli ambienti universitari, particolarmente con Eugenio Curiel, Egidio Meneghetti e Concetto Marchesi hanno portato Tono ad avvicinarsi alla sinistra, ed infine ad iscriversi al Partito Comunista nel 1942. L’impegno politico di Tono si è sempre attuato principalmente attraverso il suo lavoro, sin dagli esordi quando la sua attenzione era attratta dagli emarginati, dai disoccupati, dai derelitti della società. Successivamente il ciclo di disegni del Gibbo (v) ha manifestato, attraverso tutto il periodo fascista, la sua fede politica, ed il ciclo dei Demopretoni (v) ha chiarito definitivamente la sua posizione nei confronti della Chiesa e della religione. Ma la passione politica si è espressa anche attraverso altri lavori: la serie di disegni dedicati ai partigiani in montagna, i tremendi disegni sui partigiani impiccati, o quelli drammatici della mamma del partigiano (dove quasi sempre la mamma è quella di Tono), e via via attraverso le visioni notturne del Pra’ della Valle (v), dove dalle guglie di S. Giustina (v) torme d’angeli minacciano/difendono il mondo brandendo le loro croci a mo’ di spade, ed ancora la serie del realismo (v) dedicata al lavoro delle mondine (v), all’alluvione in Polesine (v), ma ancora con i ragazzi di Comacchio (v) prima ed i carusi (v) poi, e con il ciclo dei disegni realizzati in Cina, e… Tutta l’opera di Tono è sempre stata, oltre che tesa versa la ricerca della perfezione classica, verso un impegno morale e politico che per molti è stato di stimolo e di esempio.

Divina Commedia Nel 1964 Tono ebbe l’incarico dall’editore Laterza di Bari di illustrare la Divina Commedia. A tal scopo Tono fece centinaia di disegni preparatori, consumando alcune copie del testo dantesco, e utilizzando diversi colori per identificare le tre cantiche. Così usò il nero della china acquarellata per l’Inferno, il rosso della carta per il Purgatorio e l’azzurro per il Paradiso, dove il segno è sempre a linea pura con china nera o bianca. In contrasto con l’immagine dantesca, Tono disegna Paolo e Francesca su sfondo azzurro.

donzelle quartilliche vedi quartilliche

Encolpio il personaggio-narratore del Satyricon (v) di Petronio Arbitro (v).

Erotici disegni vedi disegni erotici

Famiglia la famiglia, intesa come rapporti di parentela, ha sempre ricoperto un ruolo importante nella vita di Tono, condizionandola a volte pesantemente. Il padre Natale (1872 – 1949), meccanico agricolo, è forse stato l’elemento della famiglia più importante, ma è il meno noto per la vicenda artistica di Tono, fu con certezza il padre che lo spinse per primo a visitare i musei e ad apprezzare le bellezze dell’arte, ma con lui presto si consumò una rottura irrimediabile a causa delle diverse posizioni politiche: fascista il genitore, comunista il figlio. Tono ebbe un rispetto particolare per il padre, per il lavoro che faceva: non a caso nella maggior parte delle opere in cui la sua immagine è presente, egli viene mostrato dopo il lavoro, stanco, con in capo un caratteristico berretto, sonnecchiante con la testa appoggiata sulla mano destra. Alla morte del padre Tono eseguì una serie di disegni sul letto di morte, come aveva fatto per la nonna nel 1936, che conservò gelosamente e tuttora inediti. La madre, Colomba Zampiron (1878 – 1965), semianalfabeta, fu per Tono una presenza quasi ossessiva, a lei era legato da un profondo amore filiale, però mal sopportava il controllo materno, e in molti ritratti la madre ha le sembianze del Gibbo (v); la madre è sempre vista come mater dolorosa, come quando nei lavori dei partigiani (v) impiccati incarna le mamme di tutti i partigiani. Gli Zancanaro ebbero sei figli, nell’ordine Palmira (1899) con la quale Tono non ebbe mai un felice rapporto, Ottone (1901) che fece il ferroviere e si trasferì a Bolzano, Ines (1902) madre di Renzo e Sylvano Bussotti (v), Cesare (1904) artista del ferro battuto rimasto sempre fascista e per questo motivo in rapporti tesi con Tono, Antonio (1906) e Maria (1908) la sorella con cui più forte era il rapporto famigliare. È significativo che della sorella Maria esistano molti ritratti, mentre ne è noto uno solo per Ines, e nessuno di Palmira. Per i fratelli, con cui Tono ebbe intensi scambi epistolari, è nota una sola opera in cui compaiono tutti e tre assieme.

Fini, Leonor aiutò Tono economicamente durante i soggiorni a Parigi (v), in particolare vendendo alcuni suoi disegni.

Fioletto v. Umberto II

Firenze città molto frequentata da Tono nei suoi viaggi, oltre che per le sue bellezze artistiche perché vi abitava la sorella Ines, sia perché a Firenze viveva Ottone Rosai (v), di cui Tono frequentò lo studio, vedere il foglio ASTZ/15005

foglie di Loto vedi Loto, foglie

Foscariana il personaggio femminile, stilisticamente affine alla Poppea (v), con la quale spesso è confusa, nasce dalla realizzazione delle scene e dei costumi per l’opera "I due Foscari" di Giuseppe Verdi, per la regia di Sylvano Bussotti (v), realizzate inizialmente per il teatro LA FENICE di Venezia. Il personaggio è costituito da un segno molto raffinato, bizantino, con copricapi sempre molto elaborati. La Foscariana ha spesso l’appellativo di Apodionisiaca (v) per la sua bellezza.
Per il segno vedere la mostra virtuale relativa a questo ciclo.

Franco, Francisco, (1892 – 1975) generale spagnolo che nel 1936 insorge contro la repubblica democratica spagnola, diventandone, dal 1947, capo dello stato a vita. Fascista, viene da Tono inserito nel disegni del ciclo del Gibbo (v) e dei "Demopretoni" (v) per la sua politica ed il suo legame con la Chiesa Cattolica. Con uno dei calembour che sono comuni nelle opere di Tono il termine "Caudillo" diviene "Cagodillo".

Gaetana, Gibba La Gaetana era una donna malata di elefantiasi, famosa a Padova negli anni ’40, oggetto di sbeffeggiamenti da parte dei monelli. Data la sua mole girava su di una bicicletta rinforzata ma senza pedali, spingendosi con i piedi; era solita raccogliere stracci ed offerte che ridistribuiva ai poveri. v. Gibbo

Gemelli, Agostino (1878 – 1959) francescano, medico, cultore di psicologia e psichiatria, professore e rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore (a Milano) da lui fondata; fu presidente della Pontificia Accademia delle Scienze. Politicamente legato alla Democrazia Cristiana (v) fortemente conservatore, è per questo posto da Tono fra i personaggi del ciclo dei Demopretoni (v).

Gibbo se l’idea della figura fisica del Gibbo nasce con la visione dell’Angelo, il nome ha una genesi più complessa. Si forma in parte dalla figura del traditore, Gibbon appunto, nel film di John Ford "The Informer" sulla resistenza irlandese: Gibbon è personaggio deforme nel corpo e nell’anima, perché tradirà i compagni di lotta; Gibbone è anche il nome della scimmia che allo zoo fa tanto ridere i bambini per come mostra il suo sedere spelacchiato, è animale ritenuto impudico e lascivo. Dalla mescolanza di questi elementi nasce la figura del Gibbo, il primo dei quali fu eseguito nel 1937 per il filosofo e amico Ettore Luccini. Alla genesi del personaggio ha contribuito anche il periodo di degenza trascorso da Tono in ospedale, con il sospetto di una malattia incurabile ai polmoni, alla fine degli anni ’30: le macchie di umidità sui muri, in concomitanza con la sua situazione psicologica, diventavano nella mente di Tono delle figure mostruose, con lunghe braccia protese pronte a ghermire: i protogibbi. La degenza faceva avere a Tono anche altre visioni, che regolarmente erano fermate come impressioni sui quaderni di appunti (v) che mai gli mancavano. Il Gibbo è mostrato in vari atteggiamenti, che vanno dal maestoso al surreale, ma in tutti è comunque messa in evidenza, con l’uso di una linea purissima, l’enorme massa dell’Uomo della Provvidenza anche quando il protagonista cerca di mascherarla con movenze leggiadre da funambolo o ballerina. Ovviamente il Gibbo non è solo, ne può essere l’unico responsabile di quanto accade. In sua compagnia c’è tutta una coorte di personaggi ai quali vengono attribuite colpe nonminori, a partire dal re Vittorio Emanuele III (v) e da suo figlio il principe Umberto; spesso compare la Gibboncina (v) che rappresenta l’Italia, e occasionalmente le giovani fasciste, con il compito di consolare il Gibbo quando è avvilito. Altro personaggio frequente è Gabriele D’Annunzio, chiamato l’Orbo Veggente per la fascia che gli copriva a volte l’occhio offeso, e poi Giorgio De Chirico, chiamato Giorgio Mostarda. Un gruppo di fogli porta la didascalia PERA GIBBA, sia per la testa a pera del soggetto, che con riferimento alle composizioni dell’Arcimboldi. Un preciso riferimento a Padova ed alla sua gente, oltre che in molti paesaggi (v) di sfondo, si ha con le molte GIBBA GAETANA , dove la Gaetana (v) era una donna malata di elefantiasi, famosa a Padova negli anni ’40, oggetto di sbeffeggiamenti da parte dei monelli. Gibbo è in grado di fare tutto: guida aerei, si lancia con il paracadute, suona l’arpa, è romantico e sognatore, artigliere, esperto d’arte, cavallerizzo, batte moneta di grande valore: quanto un Perù (v). Inoltre Gibbo è gentile, e quando si trova, lui Gibbone con l’altro scimiotto tedesco (Hitler), si scambiano le cortesie. Del Gibbo si sono occupati quasi tutti i critici di Tono, ma l’opera più importante è certo lo studio di Carlo Ludovico Ragghianti IL GIBBO DI TONO ZANCANARO, La Loggetta, Ravenna, 1971, ripreso successivamente dall’autore con il titolo TONO ZANCANARO nella collana Critica d’Arte, editore Vallecchi, Firenze, 1975.
Cliccare per visitare l'esposizione virtuale dei lavori sul GIBBO.

Gibboncina / e Personaggi femminili presenti sia nel ciclo dedicato al Gibbo (v) che a quello dei Demopretoni (v). Normalmente esse rappresentano l’Italia, sottoposta ad angherie ed attenzioni non volute da parte dei protagonisti dei due cicli ricordati; a volte rappresentano anche altri personaggi, come le "ausiliarie" nel Gibbo, o la "Democrazia Cristiana" (v) ed a volte le "religiose in abiti civili" (v) nei Demopretoni (v). Sono quasi sempre graziose, e molte di loro precedono la grafia della Levana (v).

Gitone è il giovane servo di Encolpio (v) che lo accontenta in tutto, senza eccezione alcuna (vedi il disegno "Gitone encolpiato"). Di Gitone Tono ci lascia anche un ritratto immaginario.

Grande Muraglia impressionò particolarmente la fantasia di Tono durante il viaggio in Cina (v) nel 1956, ed a essa dedicò molti fogli.

Grappa, Borso del località vicino a Mussolente (Bassano del Grappa), dove la famiglia (v) si recava per la villeggiatura estiva, e durante la guerra come sfollati. v. Paesaggio.

Hang Ciu nome dell’antica capitale imperiale cinese. v. Cina

Ignazia vedi Democrazia Cristiana

Ingemellonato /a sta per sodomizzato da Gemelli (v)

Insusterrato /a sta per sodomizzato da Schuster (v)

lago di Hang Ciu lago vicino ad Hang Ciu (v), dove Tono vede per la seconda volta in vita sua le foglie ed i fiori del Loto (v).

Lanterna vedi Carabinieri

Laterza, editore v. Divina Commedia

Levana è nome dello specchio per coprire la vera identità della donna amata da Tono, sposata con un marito geloso delle attenzioni dell’artista – per questo motivo in molti fogli sono inserite delle sigle, come fanno i ragazzini sui banchi di scuola, che nascondono frasi o dichiarazioni d’amore- viene probabilmente suggerito a Tono dall’amico Giorgio Rubinato (v) e preso dalla mitologia greca: lhnai è una baccante dionisiaca (forse Tono trova in questa voce anche la nascita del termine Apodionisiaca (v), e spesso vi sono riferimenti alla Magna Grecia, come nel caso della Trinacria. Levana è anche il nome di una divinità minore romana: era colei che proteggeva il padre nel momento in cui, subito dopo il parto, sollevava il neonato da terra e lo mostrava al cielo. Levana è il secondo personaggio femminile, dopo Olga Volena (v), ed è il primo dove la carica erotica, resa in forma più ironica e satirica nel ciclo del Gibbo (v), è resa più esplicita. Il segno di Levana nasce dalle illustrazioni fatte per il Satyricon (v), in seguito le forme si evolvono verso una linea più pura, più lineare. In Levana le forme sono morbide e sensuali, i richiami si fanno espliciti e si realizzano attraverso splendidi giochi compositivi in preziosismi grafici dove le forme della Levana sono situate su uno sfondo che richiama le città care a Tono, come Padova e Venezia, o morbidamente abbandonate, come in attesa, circondata da ancelle che altro non sono che la sua replica continua. Levana è vista da Tono non solo come una ma come molte, si vede ad esempio l’illustrazione (ASTZ/2567) dove sono disegnate oltre cento raffigurazioni della donna, e da lui è amata profondamente non solo per la sua bellezza. Non ha caso Levana ha sempre la testa bene in evidenza, gli occhi aperti sul mondo, il capo a volte reclinato in fare pensoso. Esiste un disegno dove, oltre a tre figure secondarie, Levana appare in tutto il suo splendore, ma non si vede il volto che risulta coperto dai capelli: è probabile indicazione di un diverbio avuto con la donna e la prima avvisaglia di come sarà il ciclo dedicato ad AELLE (v), che di Levana è figlia carnale. Nonostante le qualità del ciclo di Levana esistono molte citazioni dedicate ad essa, ma pochi studi autonomi, fra i quali quello di Giorgio Segato Levana nell’opera di Tono Zancanaro; Negozio d’Arte Longhin, Padova, s.d. (1975).
Cliccare qui per visitare la mostra virtruale dedicata a LEVANA.

Limentani, Umberto autore della traduzione e dell’introduzione al Satyricon (v) di Petronio Arbitro (v) usato da Tono come base per le sue illustrazioni.

Loto, foglie di le prime foglie di Loto viste sono quelle del lago di Mantova nel 1952, quando frequentava le risaia per i lavori, appartenenti al ciclo del realismo (v), sulle mondine (v). Successivamente, durante il viaggio in Cina (v) nel 1956, Tono riscopre le foglie di Loto nel lago di Hang Ciu (v), e probabilmente per l’importanza che quel viaggio ha avuto per il suo lavoro, da allora le foglie di Loto saranno molto spesso presenti a far da sfondo per i suoi disegni, con particolare riferimento ai cicli della Brunalba (v) e dei carusi siciliani (v).

Lucatello Luigi aderente al Partito Liberale Italiano (v), fu preside della facoltà di Scienze Politiche presso l’Università di Padova durante il refrendum (v) del 1946.

Luccini, Ettore (1910 - 1978), filosofo, fondatore a animatore del Circolo del Pozzetto a Padova, fu uno dei maggiori punti di riferimento per la formazione politica di Tono, insieme con Eugenio Curiel, Concetto Marchesi, Egidio Meneghetti. Luccini faceva parte del gruppo di intellettuali che si ritrovavano solitamente a discutere al bar Liviano di Piazza Capitaniato. "A Ettore Luccini filosofo" è dedicato il primo disegno del Gibbo (v), realizzato nel 1937.

Luna/e vedi Roma

madama Bloccarda vedi Democrazia Cristiana

madame Quartilliche vedi quartilliche, madame

Mondine negli anni ‘51-’52 Tono sente la necessità, forse anche a seguito della riscoperta della "manualità" dovuta all’inizio dell’attività di ceramista (v. ceramica), di frequentare e capire più a fondo il mondo del lavoro, che prima aveva conosciuto come impiegato (cosa che aveva odiato) e come aiutante del padre nella bottega di meccanico agricolo. La frequentazione degli ambienti sindacali gli permette di ottenere la qualifica di delegato, e quindi di accedere, per conto della Camera del Lavoro, direttamente alle risaie, e di capire il rapporto di lavoro esistente fra le mondariso ed i "caporali", condividendo con le mondine i disagi della situazione. Sono fogli moto intensi, trattati a linea o a macchia, raramente con l’intervento della sanguigna, e solo qualche macchia di rosso è adoperata solo per le bandiere. Sono adottati vari tagli prospettici, a volte radenti l’orizzonte, con forte senso della profondità, a volte a volo d’uccello, per dare la visione della scena nel suo complesso. È presente l’uso della macchia, tralasciato dai primi anni quaranta, per dare consistenza all’acqua ed alla nebbia, per rendere le trasparenze della vegetazione lacustre. È un momento di grande partecipazione ed impegno politico (v. disegni politici).

Mostarda, Giorgio definizione data da Tono a Giorgio De Chirico (v) per come "spalmava" il colore sulla tela, nel ciclo di disegno del Gibbo(v). In realtà Tono apprezzava De Chirico come pittore, ma non condivideva le sue idee politiche, considerate servili.

Mostri di Villa Palagonia v. mostri Palagonesi

Mostri Palagonesi ciclo di disegni a sfondo satirico-politico, ispirato alla celebre Villa del Principe di Palagonia a Bagheria, vicino Palermo, realizzata da padre Tomaso da Napoli verso il 1715 per il principe Francesco Ferdinando Gravina. La serie, che si sviluppa negli anni 1971 – 1972, sfrutta le possibilità di interpretazione fantastica che il palazzo ed il parco offrono. Tono coglie a modo suo lo spunto: pone all’interno dei fogli vari personaggi della vita politica e culturale degli anni ’70 con cui è in contrasto, e vi aggiunge anche alcuni membri della sua famiglia con i quali i rapporti si sono incrinati: i nomi sono mascherati ("L’è Lò" detto anche "grande"; "gran peneo" autore di quadri "a olio puro" ma anche "ad olio e aceto"; "Gigeta" o "Gigettona"; "Maria Stuarla"; "Meleto"; "Re Gasparone"; "Gioseffa il Puro"; "Nupeca "), la raffigurazione si risolve in un intreccio di natiche e seni, congressi carnali, Soli e Lune, in una mescolanza dissacrante e puntiva, dove i lineamenti dei personaggi, se pur mimetizzati, sono riconoscibili. Per maggiori informazioni vedere: GRANDE SINFONIA PALAGONESE / disegni e tecniche miste di Tono Zancanaro / testi di Angelo Dragone Giuseppe Quatriglio Lionello Puppi, schede di Luca Baldin. Palermo Albergo dei Poveri 28 Giugno – 16 Luglio 1993 / Università di Palermo Facoltà di Lettere e Filosofia / con il patrocinio della Regione Veneto e del Comune di Padova / a cura della Regione Siciliana Assessorato dei beni Culturali Ambientali e della Pubblica Istruzione; Corbo e Fiore, Venezia, 1993.

Movimento Remo Cristi Ano vedi Democrazia Cristiana

Mussolente località vicino Bassano del Grappa, in provincia di Vicenza, dove la famiglia Zancanaro faceva le vacanze estive, e dove sfollò durante la guerra. A questa località Tono dedicò molti lavori, ed anche alcuni personaggi caratteristici, come "Bepi il pirata di Mompracen" furono oggetto della sua attenzione.

Nano Bagonghi vedi Bagonghi, nano

Navona, Piazza uno dei luoghi di Roma (v) più cari a Tono, meta di ogni passeggiata serale durante i soggiorni romani, dove Tono volentieri si fermava a parlare con GianPaolo Berto (v).

Nenni, Pietro (1891 – 1980) segretario generale del Partito Socialista Italiano nel 1946, Vice Presidente del Consiglio e ministro per la Costituente, fu Ministro degli Esteri negli anni 1968-69, e uno dei promotori della politica di centro-sinistra. Per questo motivo Tono lo pone fra i soggetti che ricevono politicamente i suoi strali nel ciclo del Neo Gibbo (v), dove è riconoscibile perché raffigurato con in testa il celebre basco, e di frequente suona un piffero come il pifferaio di Hammelein.

Neo Gibbo il Ciclo del Neo Gibbo, formalmente molto diverso da quello del Gibbo, è delimitato nel tempo in maniera molto precisa agli inizi degli anni ’70. Nasce con la formula politica del centro-sinistra, l’accordo fra la Democrazia Cristiana (v) Partito Socialista Italiano, Partito Socialdemocratico Italiano e Partito Repubblicano Italiano per costruire un governo che isolasse il Partito Comunista. Tono vede in questa politica il pericolo di un rigurgito fascista (ecco perchè il nome di Neo Gibbo), ed alla sua maniera attacca politicamente, con l’arma del disegno, gli avversari politici, che vengono continuamente dissacrati: infatti nei disegni si trovano quasi sempre personaggi come Giuseppe Saragat (v), Pietro Nenni( v), Alcide De Gasperi (v). In altri fogli del ciclo ritorna un personaggio simile al Gibbo (v), ma in veste più ironica, e con collegamenti anche al ciclo dei Mostri Palagonesi (v), che fu l’ultimo grande ciclo satirico-politico di Tono. Si veda come esempio l’illustrazione.

Nuzzo, Cono fra i carusi (v) fu il soggetto preferito di Tono; dotato di una discreta bravura fu anche per qualche tempo ospite nella casa di via Baracca (v) a Padova, ma la convivenza si rivelò presto difficile, anche a causa dell’ostilità della madre di Tono.

Olga vedi Volena, Olga

opere liriche vedi Bussotti, Sylvano. Per la bibliografia TONO ZANCANARO / I teatri / Omaggio alla Fenice / Comune di Rovigo, Rovigo, 1996.

Orbo Veggente appellativo dato a Gabriele D’Annunzio (v), a causa della benda che a volte il poeta portava sull’occhio, dopo un incidente aviatiorio.

Orvieto Tono si recò spesso ad Orvieto per visitare il Duomo ed il museo, ma alla cittadina dedicò solo pochi fogli, per lo più sotto forma di schizzi sui quaderni di appunti (v). (vedi anche Paesaggio)

Padova Visioni, scorci, monumenti della città natale appartengono già alla prima attività di Tono. L’immagine di Padova è presente, variamente elaborata e con le più diverse tecniche, in tutta l'opera dell'artista, al punto che Tono amava dire "non esiste nazione al mondo dove non sia presente almeno un mio lavoro, disegno o litografia, su Padova". Le vedute di Padova hanno in realtà radici comuni al Gibbo (v), alla Levana (v), alla Brunalba (v): sono le radici profondamente umanistiche di Tono, la sua base culturale, che permette a lui, popolano schietto, di essere artista "colto", cittadino. Infatti, mentre nelle elaborazioni delle statue del Prato della Valle si può riconoscere il piacere dissacratorio dell’autore del Gibbo (v), nelle vedute dei portici di Via Sant’Eufemia o di Via della Pieve (già Via Piove), si riconosce la mano di uno degli interpreti più profondi ed innamorati della città. La sensibilità per l’ambiente cittadino e per gli abitanti di Padova, il rispetto delle tradizioni e della cultura ruzantina sono presenti in ogni lavoro, sia nei primi fogli dove la Specola si staglia come un grattacielo riflettendosi nelle acque allora limpide dei canali, sia nelle varie elaborazioni del Prato della Valle, luogo di sogni e fantasie, dove Tono faceva ballare le sue Levane (v) nude circondate da schiere di angeli sui campanili delle chiese, o dove l’albero diventa simbolo di forza, di virilità, l’IDEA come compare nei titoli di alcuni fogli. Il Pra’ della valle è un luogo vivo, vissuto dalla città e pertanto soggetto a trasformazioni nel tempo, come Tono ci mostra. Anche la casa di Via Baracca (v), dove Tono è nato e dove vivrà per tutta la vita dopo una ristrutturazione dell’edificio alla fine degli anni ’50, è oggetto delle cure amorose del segno di Tono. Nelle opere di Tono ad essa dedicate la vediamo cambiare nel tempo fino alla forma che aveva prima della ristrutturazione finale, come se il tempo si fosse fermato.
Per la parte iconografica si veda la mostra virtuale dedicata a Padova.

Paesaggio Il paesaggio, sia naturale sia urbano, ha sempre avuto un ruolo importante nell’opera di Tono fin dai primi dipinti ad olio su tavola, ed i primi segni fatti per divertire il nipotino Renzo Bussotti. Il paesaggio naturale non è mai completamente tale, in quanto sono sempre presenti tracce umane, o segnali surreali. Il paesaggio urbano è da Tono più sentito. In altre parole per Tono è più importante il segno dell’uomo, che modifica la natura, della natura stessa, anche quando essa con la sua forza è in grado di distruggere quanto l’uomo ha fatto, come nel caso dell’alluvione del Polesine (v). Nei paesaggi di Tono il segno dell’uomo è sempre presente, così nelle vedute della zona di Mussolente (v) , ad esempio, poco spazio è lasciato all’ampia veduta della valle o dell’altipiano di Asiago, mentre in evidenza sono le case dei contadini; lo stesso succede per le colline Toscane, dove si reca evidentemente a passeggiare, con la sorella Ines ed i nipotini Renzo e Sylvano, nella località Prato dello Strozzino – Bellosguardo (v), e per le opere minori come quelle raffiguranti delle recinzioni. Ma sono certo le città ad attirare maggiormente la sua attenzione, in quanto prodotto dell’uomo, ed intreccio della vita degli abitanti che qui lasciano traccia del loro passaggio, anche quando le case sono demolite: sulle pareti impudicamente esposte agli occhi dei passanti rimangono le impronte lasciate dagli abitanti: i segni dei quadri, delle testiere di letto, gli stessi fantasmi di coloro che le hanno abitate, nella gioia e nel dolore. Con questo spirito Tono visita e ricorda le città conosciute: per alcune, anche importanti come Firenze (v), o suggestive come Orvieto (v) ed Alberobello (v) con i suoi famosi trulli si tratta solo di pochi fogli isolati. In qualche caso manca ogni indicazione relativa alla città, altri fogli sono studi per la realizzazione di litografie. Ma in altri casi, come per Venezia (v) o per Roma (v), e particolarmente per Padova (v), si tratta di interi cicli di lavoro, che non sono però limitati nel tempo, ma si estendono lungo tutto l’arco temporale dell’attività di Tono. Anche nei suoi soggiorni all’estero l’attenzione di Tono è accentrata sulla figura e sul paesaggio urbano, così dei soggiorni a Parigi (v) rimangono visioni di personaggi (che a volte richiamo il Gibbo (v) nella loro facies ottusa) come nel caso di "Avanspettacolo a Parigi" (ASTZ/629), o di clochards addormentati sulle scalinate del Lungosenna. Si nota una eccezione nel ciclo di disegni della Cina (v), dove non solo viene ripreso il paesaggio urbano e industriale, ma l’attenzione di Tono si accentra sulle foglie di Loto (v) del lago di Hang Ciu (v), e non compare alcun elemento o manufatto umano.
E' possibile visitare una mostra virtuale dedicata si lavori di Tono Zancanaro sui paesaggi.

Palagonia, Villa v. mostri Palagonesi

Parigi Tono si reca a Parigi svariate volte a partire dal 1937, dove frequenta fuoriusciti politici ed artisti, lo aiuterà dal punto di vista economico anche Leonor Fini, e conoscerà Pablo Picasso che avrà modo di frequentare. Uno dei punti di ritrovo era il Cafè FLORE.

Partigiani v. disegni politici

Partigiani vedi Disegni politici

Partito Liberale Italiano facendo parte del governo al momento del referendum (v) del 1946, rientr fra i colpiti degli strali di Tono, soprattutto in funzione del fatto che pur essendo stati i liberali scomunicati dalla Chiesa di Roma all’inizio del secolo, in questa occasione si trovavano a fianco della Chiesa.

Pechino capitale della Cina (v), fu visitata da Tono nel 1956 ed oggetto di molti lavori (vedi Paesaggio).

Pera Gibba v. Gibbo

Perù regale o reale un modo di dire per indicare un elevato valore di un oggetto era "vale un Perù", per i tesori che quel paese necessariamente aveva nella fantasia popolare. È un detto che si ritrova in alcuni fogli del ciclo del Gibbo (v).

Petronio Arbitro scrittore romano autore del Satyricon (v) ; molti studiosi identificano Petronio A. con Gaio Petronio arbiter elegantiarum, il nobile romano epicureo di cui narra Tacito, uccisosi il 66 d.C. per ordine di Nerone.

Picasso, Pablo Tono ha conosciuto Picasso, molto probabilmente, durante il primo viaggio a Parigi (v) nel 1937, in occasione dell’Esposizione Universale e della prima esposizione al pubblico di GUERNICA. Successivamente il rapporto è stato nel tempo mantenuto fino al 1971, come documentato presso l’Archivio Storico Tono Zancanaro da alcune dediche.

Piccioni, Attilio (1892 – 1976) avvocato, aderente alla Democrazia Cristiana (v), ne fu il segretario politico nel 1946, al momento del referendum (v), per questo motivo Tono lo colloca fra i personaggi del ciclo dei Demopretoni (v), sottolineando ironicamente il richiamo del cognome del noto personaggio con l’uccello.

Pieve, via della una delle strade di Padova (v) frequentemente disegnata da Tono. È conosciuta anche come Via Piove.

Pio Pio Presidente vedi De Gasperi, Alcide

Pio Presidente vedi De Gasperi, Alcide

Pio XII Pio fu il nome di dodci papi, il dodicesimo fu Eugenio Pacelli (1876 – 1958), già nunzio apostolico a Monaco ed a Berlino. Estremamente conservatore, nel 1946 aveva scomunicato gli aderenti al Partito Comunista ed al Partito Socialista, nello stesso anno nel momento del referendum (v) diede indicazioni ai religiosi, ed in particolare alle suore (v) di andare a votare anche con "abiti civili" (v). Per questi motivi Tono lo pone fra i personaggi principali del ciclo di disegni dei Demopretoni (v).

Pionieri designazione dei giovanissimi comunisti in tutti i paesi comunisti, aderenti in Italia all’API (Associazioni Pionieri Italiani). Con questo termine Tono indica non soltanto i giovani figli della Cina (v), ma anche i bambini di Comacchio (v) ed i figli delle mondine (v) di Roncoferraro (v) e Barbassolo (v), e ancora più genericamente molti figli di compagni e amici cui Tono faceva il ritratto.

Piove, via altro nome con cui è conosciuta Via della Pieve (v) a Padova

Polesine Nell'inverno 1951-52 il Po rompe gli argini nella bassa padana, località come Occhiobello sono sommerse dall'acqua, sono giorni tremendi, e Tono si reca sul luogo sia per portare aiuto, sia per testimoniare la portata sociale della catastrofe. Nascono una serie di carboncini, tutti realizzati in loco, dai quali traspare la portata dell'evento, e le sue conseguenze: case che si riflettono nell'acqua, famiglie sui tetti in attesa della barca che li porterà in salvo, animali che nuotano disperati in cerca di un sostegno che non troveranno. Se dai lavori dedicati al realismo sociale, al lavoro delle mondine, era evidente l'impegno politico di Tono, da questi fogli più che da altri traspare la sua umanità, il suo bisogno di essere, come spesso amava affermare "magari l'ultimo anello della catena che io chiamo umana".

Poppea il personaggio femminile, stilisticamente affine alla Foscariana (v), con la quale è spesso confusa, nasce dalla realizzazione delle scene e dei costumi per l’opera "L’incoronazione di Poppea" di Claudio Monteverdi, per la regia di Sylvano Bussotti (v), realizzate inizialmente per il Teatro Comunale di Treviso. Di impianto bizantino per la ricchezza del disegno, Poppea ha spesso nei disegni l’appellativo di "Teucra Imperatrice" (v), derivante dall’origine divina della sua bellezza.
Cliccare qui per visitare la mostra virtuale dedicata alle Poppee ed alle Foscariane.

Pra’ della Valle il soggetto padovano certo più disegnato da Tono, dove amava dare libero sfogo alla sua fantasia, e dove incontrava i personaggi che gli erano cari: i derelitti, i pensionati, i soldati in libera uscita, la gente del popolo, e le statue del Pra’, con le quali si intratteneva di notte a parlare, raccogliendone le confifdenze. Vedi Padova.

Prato dello Strozzino località vicino a Firenze (v), dove Tono si recava a volte con la sorella Ines ed i nipotini Renzo e Silvano. vedi Paesaggio

Presidente vedi De Gasperi, Alcide

Protogibbo v. Gibbo

Prova teologica v. voto obbligatorio

Punta Nord v. Cesenatico

Quaderni di viaggio Durante i suoi numerosi spostamenti con ogni mezzo di trasporto, principalmente il treno prima e l’automobile poi, Tono aveva l’abitudine di disegnare continuamente, sia per fissare, in una sorta di diario di viaggio, immagini e pensieri del momento, sia per mantenere la mano e la mente in esercizio. Era, infatti, solito dire che la mano "ricordava" il movimento, ed allora in viaggio, così come il pianista si porta appresso la tastiera muta per l’esercizio delle dita, l’artista doveva portarsi dietro il materiale per permettere alla mano di ricordare il movimento appreso per la realizzazione di una particolare forma, qualunque essa fosse dal Gibbo (v) alla Levana (v), dai carusi (v) alle foscariane (v), ecc. Sono conservati presso l’Archivio Storico Tono Zancanaro varie decine di questi quaderni, dai primi piccoli block-notes a spirale dove schizzava visioni di Padova (v) e dei suoi abitanti, pronto a cogliere l’attimo fuggente, agli ultimi elaborati quaderni che si faceva preparare appositamente, con formati e coloie da lui stesso selezionati.

Quartilla, madama personaggio del Satyricon (v) di Petronio Arbitro (v). Madaama Quartilla descritta "con volto severo", dona a Gitone (v) la verginità della giovanissima Pannichina esclamando "Che Giunone mi castighi se ricordo d’essere stata mai vergine!".

quartilliche donzelle vedi quartilliche, madame

quartilliche, madame sono da Tono inserite nel suo ciclo di disegni sul Satyricon (v) di Petronio Arbitro (v), in qualità di figlie d’arte di Madama Quartilla (v), nel racconto originale sono definite baccanti.

Quattro mani, a si tratta di una serie di sette partiture di Sylvano Bussotti (v) disegnate da Tono per la BUSSOTTIOPERABALLET 1977, in occasione della pubblicazione di un divertimento dal titolo AUTOTONO, poi andato in scena presso il Teatro Comunale di Treviso in occasione dell’Autunno Musicale Trevigiano del 1979. L’opera, dal titolo "7+7 fogli a 4 mani / bianco e nero per una vita d’artista (come concerto di danza in scena)" è stata edita da Ricordi, Milano, 1978.
Per la parte iconografica si veda la mostra virtuale A QUATTRO MANI.

Re vedi Vittorio Emanuele III

Reali Carabinieri vedi Carabinieri

Realismo oltre che nella satira politica l’impegno politico di Tono si manifesta inoltre attraverso il suo impegno diretto verso il mondo del lavoro e l’interesse per il relativo ambiente. In occasione della drammatica esperienza dell’alluvione dell’inverno 1951, ad esempio, si reca in Polesine. Anche se Tono condivide a suo modo una cultura di "partito" con creazioni a soggetto – come nel caso dei ritratti con sfondi di bandiere rosse – nelle raffigurazioni delle mondine (v) di Roncoferraro (v) o di Barbassolo (v) non vi è nulla di volontaristico o programmato, ma si tratta semplicemente del naturale proseguo delle fasi precedenti, particolarmente sotto il profilo politico. Nei ritratti di questo periodo, forse in misura maggiore per le raffigurazioni dei "banditi" o "pionieri" di Comacchio (v), ritorna l’uso della macchia scura che era stato tralasciata dopo il perido rosaiano.

Referendum del 1946, fu quello che sancì la nascita della Repubblica Italiana. Una delle motivazioni principali addotte dai monarchici a difesa della propria ragione politica era quella della paura del cosiddetto "salto nel buio" . L’appoggio che la Chiesa aveva sempre dato alla casa Savoia, la mancanza di una dichiarazione esplicita da parte della Democrazia Cristiana (v), e le posizioni fortemente clericali di quest’ultima, hanno fatto nascere in Tono l’idea del ciclo di disegni dedicato ai Demopretoni (v), logico proseguimento formale e tematico del ciclo del Gibbo (v).

religiose in abiti civili vedi suore e vedi abiti civili

religiose vedi suore

Remo Crì Crì vedi Democrazia Cristiana

Roma è certo, fra i paesaggi (v) urbani, la seconda città nel cuore di Tono dopo Padova (v). A Roma si reca innumerevoli volte, vi soggiorna per lunghi periodi facendosi prima ospitare presso amici, e quindi prendendo in affitto dei locali prima in Largo Cairoli, e successivamente, con il nipote Sylvano Bussotti (v), al Portico d’Ottavia. Certo anche Roma ha dei luoghi che sono particolarmente vicini al cuore di Tono, quali il Campidoglio, Piazza di Spagna, Palazzo Farnese, Campo de’ Fiori. Ma fra tutti spunta, per quantità di materiale prodotto, Piazza Navona, che è paragonabile a Prato della Valle (v) come luogo magico di incontri non solo per innamorati e soldati in libera uscita, ma per elfi e maghi, dove passare lunghissimi istanti notturni a contemplare la Fontana dei Fiumi, o a parlare con amici e compagni, primo fra tutti Gianpaolo Berto (v). Roma e Padova (v) sono indissolubili nel cuore di Tono, al punto che in molti lavori su Piazza Navona compare, di solito in alto a destra (ma non sempre) una visione di Prato della Valle, e la basilica di Santa Giustina (v) si inserisce magicamente nel perimetro della piazza, e gli alberi del Pra’ spuntano fra le fontane. Vicino a Piazza Navona esiste anche una piccola piazzetta, chiamata Piazza delle 5 Lune: da questo nome, racconta Tono, nasce l’idea di mettere non un solo Sole od una sola Luna nei suoi lavori, ma se esisteva una piazza che ne poteva contenere cinque, perché lui non poteva metterne almeno tre o quattro? O anche sette od otto? Così nascono attorno alle Brunalba (v), alle Levane (v), alle Leopardiane (v) corone di Lune nascenti e calanti, o piene, che a volte spuntano dietro le teste trasformando le immagini femminili in altrettante Brunilde.
E' possibile visitare una mostra virtuale ai lavori di Tono dedicati a Roma.

Roncoferraro comune in provincia di Mantova, dove Tono si recava, con la qualifica di delegato sindacale, per studiare la vita delle mondine, e realizzare il relativo ciclo di disegni. Vedi la voce realismo.

Rosai, Ottone (1895 – 1957) pittore; aderì dapprima al futurismo per volgersi poi ad un vigoroso realismo di gusto popolaresco, illustrando scene di strada e paesaggi toscani. Tono conosce Rosai a Firenze nei primi anni ’30, mentre frequenta la casa della sorella Ines, andata sposa a Gino Bussotti. Da Rosai Tono affermò sempre di "aver ricevuto la prima ed unica lezione sulla natura dell’arte", riconoscendolo come suo unico maestro, e di Rosai aveva una fotografia nello studio. E l’impronta rosaiana è fortemente presente in tutti i lavori degli anni ’30, dove i suoi soggetti preferiti sono gli emarginati, i pensionati, i soldati in libera uscita nel Pra’ della Valle (v), o i solitari frequentatori dell’avanspettacolo. Anche nei molti ritratti ed autoritratti di questo periodo l’impronta rosaiana, dai toni cupi, è fortemente presente.
Nella mostra virtuale è presenta una sezione dove sono presentate alcune opere di scuola "rosaiana", nelle quali è particolarmente forte l'influenza del pittore fiorentino.

Rubinato, Giorgio medico, umanista, profondo conoscitore del mondo classico, fu per Tono molto più di una guida. Fin dagli inizi Rubinato intuì le potenzialità del giovane, e lo indirizzò verso letture adeguate, spingendolo anche nella ricerca di tecniche nuove, al fine di trovare la strada più appropriata. Seguì Tono anche da medico dall’Africa Orientale Italiana, e trovò il modo di evitargli il servizio militare quando, nel 1939, Tono fu richiamato nel Genio Ferrovieri. Previde il cammino artistico di Tono nelle sue numerose lettere, dal periodo rosaiano (v. Rosai, Ottone) alla nascita della linea pura ed all’affermazione nel campo dell’incisione. Morì suicida nel 1965, lasciando in Tono un vuoto non più riempito.

S. Eufemia, via la strada di Padova (v) che, con i suoi sottoportici, come numero di raffigurazioni, è seconda solo al Prato della Valle

S. Giustina chiesa in Prato della Valle (v) a Padova (v), raffigurata in quasi tutti le opere dedicate alla piazza. Caratteristica principale dei disegni è la moltitudine di angeli, brabdenti croci come spade, che danzano sulle cupole della chiesa, amnmonendo o benedicendo il popolo che vive nel Pra’.

Satyricon romanzo di avventure scritte da Petronio Arbitro (v), giunto fino a noi in forma molto frammentaria: descrive la corrotta vita dell’età imperiale; tra i vari episodi, sempre narrati in prima persona dal giovane protagonista Encolpio (v), è celebre quello della cena di Trimalcione (v). Il ciclo di disegni dedicati al Satyricon, stilisticamente molto simili a quelli della Levana (v) con i quali coincidono come periodo di esecuzione (1946 - 1949), sono però molto più espliciti nella loro rappresentazione erotica, viene lasciata infatti poca libertà alla fantasia interpretativa, come nel caso del "Gitone Encolpiato" o della "Sagra satyriconica", mentre la celebre cena offerta da Trimalcione viene interpretata come un "Baccanale Quartillico", rallegrato dalla partecipazione delle "madame o donzelle quartilliche".
L’edizione del Satyricon usata da Tono è quella curata da Umberto Limentani (con xilografie di Gino Barbieri) per l’editore A.F. Formiggini di Genova nel 1916 (terza edizione) per la collana Classici del Ridere. Tono compera il libro usato, già di proprietà dell’avvocato Ugo Della Gatta di Milano (come si evince dal timbro a mo’ di ex-libris, dalla firma dell’avvocato Della Gatta e dalla firma di Tono con la data 1948)

scarpe ortopediche tornate di moda alla fine degli anni ’90, servivano ad aumentare artificialmente l’altezza delle donne italiane del secondo dopoguerra, quindi costituivano un falso, ed è lo stesso falso che si ritrova in alcuni personaggi sia del ciclo del Gibbo (v) sia del ciclo dei Demopretoni (v), particolarmente nelle "Gibboncine" (v), ma non solo.

Scenografie vedi opere liriche

Schuster, Ildefonso (1880 – 1954) benedettino, dal 1929 arcivescovo di Milano e cardinale, ebbe parte nella trattativa di resa dei fascisti al C.L.N.A.I., fu studioso di liturgia. Tono lo pone nel ciclo di disegni dei Demopretoni (v) per il suo conservatorismo, e per la posizione presa in occasione del referendum (v) del 1946.

Sciangai importante città della Cina (v), fu visitata da Tono nel 1956 ed oggetto di molti lavori.

Selinuntee ciclo di disegni che in parte segue la serie "A quattro mani" (v), caratterizzati dalla collaborazione con Sylvano Bussotti (v) per quanto riguarda la presenza nel foglio di frammenti di musica dodecafonica. La figura femminile principale è una elaborazione fra le immagini di Brunalba (v) e Luisa, ultima donna importante nella vita di Tono. Nei disegni sono presenti strumenti musicali, suonati da un complesso di Syrene: la "y" che sostituisce tutte le "i" nelle didascalia di Tono sono un omaggio al nipote Sylvano Bussotti, che la aveva inserita nel suo nome. La presenza nel foglio di frammenti dei templi greci di Selinunte spiega l’origine del titolo del ciclo.

Sicilia profondo è il legame di Tono con il meridione in generale, e la Sicilia in particolare, fin dal primo viaggio fatto a Palermo con Eugenio Curiel nel 1938. Tono definì la Sicilia come "la mia terra d’antica origine", e la frequentò assiduamente, con particolare interesse per le zone archeologiche di Selinunte, dove nasce il ciclo delle Selinuntee (v), e di Mozia. Stringe fraterna amicizia con personaggi come Vincenzo Tusa, Leonardo Sciascia, Antonino Uccello, Ignazio Buttitta. Dalla frequentazione dell’isola nascono centinaia di fogli dedicati alle aree archeologiche, ma anche al clima sociale e politico. Particolarmente intenso è il rapporto con Capo d’Orlando (v) ed i suoi carusi (v).

Solagna località vicino a Mussolente (Bassano del Grappa – Vicenza), dove la famiglia Zancanaro si recava per la villeggiatura estiva, e dove erano sfollati durante la guerra. Vedi Paesaggio.

sora Zì Gnazia vedi Democrazia Cristiana

Specola l’Osservatorio Astronomico di Padova (v), soggetto di alcune opere dedicate alla città natale.

Statue del Pra’ v. Padova.

Suore sono viste da Tono come vittime della potenza della Chiesa, e obbligate a sottostare al "voto obbligatorio" (v) in "abito civile" (v), per non essere riconosciute e quindi per non far apparire esplicitamente l’ingerenza della Chiesa negli affari italiani. Per esempio nel referendum (v) del 1946, spesso e volentieri "insusterrate" (v) o "ingemellonate"(v); raramente coincidono con le "Gibboncine" (v).

Tempio dei 500 Budda della corsa del tigre tempio scavato nella roccia, con altorilievi del Buddha. Tono ricavò dai soggetti dei frottage di notevole interesse estetico e politico. Vedi Cina

Teucra appellativo conferito a Poppea (v), da Teucro, eroe eponimo dei teucri (troiani), figlio dello Scamandro.

The Angel vedi Angelo

Trifena personaggio del Satyricon (v) di Petronio Arbitro (v), che così la descrive :"Fra tutte le donne spiccava per la sua bellezza Trifena". Innamorata di Gitone, ne è da questi ricambiata.

Trimalcione personaggio del Satiyricon (v) di Petronio Arbitro (v), reso famoso per la descrizione fatta di una sua cena, da Tono liberamente interpretata.

Umberto II, principe di Savoia (1904 – 1983) primogenito di Vittorio Emanuele III (v), fu Re d’Italia per abdicazione del padre dal 9 Maggio al 12 Giugno 1946, quando fu dichiarata la Repubblica grazie al referendum (v), e quindi esule in Portogallo. Essendo stata la casa Savoia una dei principali responsabili dell’avvento del fascismo, e non essendosi Umberto II mai esposto politicamente, Tono lo pone necessariamente fra i principali personaggi del ciclo di disegni dei Demopretoni (con vari nomignoli, i più comuni dei quali sono Berto Lana, o Bertolana – per la facilità con cui la lana si ingarbuglia – Bertin Lana come vezzeggiativo) e proprio a causa della mancanza di decisione lo disegna sempre con la "faccia di culo".

Venete, ville v. Paesaggio (ASTZ/7728)

Venezia le caratteristiche uniche della città sono spesso colte da Tono nei suoi lavori, il paesaggio (v) d’acqua la avvicina per certi versi ai luoghi delle mondine (v), e la presenza del porto commerciale offre all’artista spunti anche per opere appartenenti all’ambito del realismo (v) di Tono. Non esistono per Venezia, a differenza delle altre città più care a Tono – come Padova (v) e Roma (v) – dei luoghi che ritornano di frequente, a parte forse la Punta della Salute. Ma è l’acqua, il suo movimento continuo che la rende sempre diversa pur rimanendo uguale, che lo attira, e ad osservare l’acqua, ovunque, Tono passa ore, prendendo continui appunti sui suoi quaderni di viaggio (v). Altro elemento caratteristico che lo avvince, ed al quale dedicherà molti studi e molte incisioni, sono le briccole.

Ville Venete v. Paesaggio (ASTZ/7728)

Vittorio Emanule III (1869 – 1947) re d’Italia, il 28 Novembre 1922 chiamò al governo Benito Mussolini, appoggiò da allora la politica interna ed estera del fascismo, assistendo passivamente ai rovesci militari fino al 26 Luglio 1943 quando, approfittando del voto del Gran Consiglio del Fascismo contrario a Mussolini, lo fece arrestare e lo sostituì con il maresciallo Badoglio. Dopo l’armistizio, di cui aveva patrocinato la firma, il 9 Settembre 1943 fuggì a Brindisi, al sicuro nel territorio controllato dagli alleati. Il 5 Giugno 1944 cedette al figlio Umberto II (v) la luogotenenza del Regno, si ritirò a Ravello (SA), e abdicò il 9 Maggio 1946. A causa delle sue responsabilità politiche è spesso presente sia nei disegni del ciclo del Gibbo (v) sia in quello dei Demopretoni (v), dove, data la sua bassa statura, viene quasi sempre raffigurato come un brutto nanerottolo, portato a spasso dai "grandi".

Volena, Olga cassiera di un bar di Padova, Tono si innamora di lei il 7 Giugno 1933 (da qui la sigla scaramantica 76 (v) usata negli anni fra il 1933 ed il 1940, anno in cui viene eseguito l’ultimo ritratto noto, mentre il nome di Olga (o Volga) continuerà a comparire sui muri delle case diroccate (v) di Padova o nel cielo della città ancora per un anno. Si tratta anche del primo personaggio della lunga serie raffigurata da Tono, oltre alle donne della propria famiglia.

Volga vedi Volena, Olga

Voronofficata parola dall’etimo sconosciuto, ma dal chiaro e penetrante significato come si può capire guardando il disegno dove la parola compare nella didascalia apposta da Tono (ASTZ/3589)

voto obbligatorio la frase sottolinea l’indicazione della Democrazia Cristiana (v) e del Vaticano, in questo caso più spesso viene definito "prova teologica", affinché tutti si recassero a votare per il referendum (v) del 1946. Nella visione onirico-erotica di Tono il "voto obbligatorio" prende di norma le caratteristiche di un grosso pene, a volte con una tiara diviene il "cuore" del "Pio Presidente" (v) (ASTZ/3993), altre volte, in base a definizioni dialettali, si munisce di un paio di ali pur mantenendo intatte tutte le sue caratteristiche o viene fornite in forma "ingemellonata" (v) ed ancora con forme e volumi diversi.

torna ad inizio pagina